Regeni, Parlamento egiziano contro Fico. E Moavero convoca l'ambasciatore

Il provvedimento, preso dal presidente dei Montecitorio, è approvato in toto dal vicepremier Luigi Di Maio

L'Italia prova la manovra a tenaglia sull'Egitto in merito al caso Regeni ma il paese nordafricano non ci sta. A riaccendere la miccia, la scelta del presidente della Camera, Roberto Fico, di interrompere i rapporti con il parlamento egiziano in attesa di una svolta nelle indagini sulle morte del ricercatore. Una decisione unilaterale che l'assemblea egiziana bolla come "sorprendente" e poco utile al raggiungimento del risultato.

Il provvedimento, preso dal presidente dei Montecitorio, è approvato in toto dal vicepremier Luigi Di Maio che avverte: "Ci aspettiamo risposte non solo dalle nostre procure ma da uno Stato che ci ha assicurato risposte efficaci. Se non dovessero arrivare ne trarremo le conseguenze". Stravolgimenti che, inevitabilmente, interesserebbero "tutti i rapporti". Il riferimento è ovviamente al piano commerciale: "tutto quello che si fa come aziende in Egitto riguarda il libero mercato ma è chiaro ed evidente che in un contesto di relazioni che riguardano anche l'economia tutto risentirà delle mancate risposte sull'omicidio Regeni", specifica. Di Maio si attiene "all'impegno che il governo egiziano ha preso con noi" ovvero "quello di darci delle risposte concrete nel periodo che andava dalla fine di novembre alla fine dell'anno e noi le aspettiamo".

A stretto giro di posta il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, convoca alla Farnesina l'ambasciatore egiziano Hisham Badr chiedendogli di "agire rapidamente al fine di rispettare l'impegno, assunto ai più alti livelli politici, di fare piena giustizia sul barbaro omicidio di Giulio Regeni". Moavero parla di "forte inquietudine" da parte italiana ricordando come "l'individuazione dei responsabili dell'efferato crimine restano prioritarie". L'ambasciatore egiziano, dal canto suo, assicura l'impegno del suo governo sul caso. "Non può essere messo in discussione che la collaborazione giudiziaria debba assolutamente continuare", afferma. "L' intenzione delle autorità egiziane è di proseguire le indagini nonostante le difficoltà riscontrate", spiega ancora.

Come nelle diatribe interne al governo a svolgere il ruolo di pompiere ci pensa il premier Giuseppe Conte da Buenos Aires. "Tutte le volte che ho incontrato il presidente Al Sisi mi ha sempre ribadito la sua determinazione per raggiungere la verità. Abbiamo sempre condiviso questa istanza e la necessità che si arrivi presto all'accertamento dei fatti", dichiara a margine del G20. Ma al ritorno in Italia la musica potrebbe cambiare: "non ho parlato con la Procura di Roma - rivela il presidente del Consiglio - ma non appena tornerò ci confronteremo e il Governo assumerà le sue decisioni".
 

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