Referendum, ribaltone Economist: speciale tifa per il Sì
Posizione agli antipodi rispetto alla pubblicazione settimanale che sosteneva il "no": può dare stabilità

"Con un sì al referendum l'Italia comincerà il 2017 con la possibilità di lasciarsi alle spalle il record di governi instabili e legislazioni inefficienti. Con un no al referendum, invece, si troverà ad affrontare uno scenario familiare in modo deprimente, di subbuglio politico e forse economico". È quanto scrive 'The world in', la pubblicazione annuale dell'Economist dedicata alle previsioni relative al 2017, con affermazioni di segno opposto rispetto a quanto recitava il settimanale Economist stesso in un editoriale di ieri.

Nel pezzo di ieri l'Economist si schierava per il no al referendum, dicendo che "c'è il rischio, nel tentativo di porre fine all'instabilità che ha portato 65 governi in Italia dal 1945, di creare la figura dell'uomo eletto forte. E questo nel Paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi ed è vulnerabile in maniera preoccupante rispetto al populismo". Aggiungeva poi che le dimissioni di Renzi con la vittoria del 'no' "potrebbero non essere la catastrofe che tanti temono. L'Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come ha fatto tante volte in passato".
 

Renzi oggi ha commentato la posizione del settimanale: "L'Economist dice che è meglio che vinca il No perché arriva un governo tecnocratico? L'ultimo governo tecnocratico è quello di Mario Monti che ha alzato le tasse" ha sottolineato il presidente del Consiglio in un videoforum con La Stampa."Se vinciamo il referendum saremo il Paese più stabile in Europa e possiamo dare le carte in Ue, perché la Merkel ha le elezioni, Hollande ha le elezioni, il Regno Unito è alle prese con la Brexit".

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