Referendum, Renzi lascia e si commuove: Ho perso, salta la mia poltrona
Il presidente è categorico: "Volevo cancellare le troppe poltrone della politica italiana, non ce l'ho fatta e allora la poltrona che salta è la mia"

Undici minuti per dire senza giri di parole quel che negli ultimi undici mesi, su ogni palco o in tutte le interviste tv, aveva lasciato intendere in modo non troppo velato. "Ho perso" e, siccome "io non sono come gli altri", "come era evidente e scontato il mio Governo finisce qui". Matteo Renzi è categorico: "Volevo cancellare le troppe poltrone della politica italiana, non ce l'ho fatta e allora la poltrona che salta è la mia".


A palazzo Chigi la 'batosta' appare evidente quando ancora le urne sono aperte. Il premier ha chiaro il da farsi e telefona il presidente della Repubblica, a Palermo. Sergio Mattarella conosce le intenzioni del premier, le 'regole del gioco' tra i due sono già state scritte in un faccia a faccia di qualche giorno fa. In un tweet il presidente del Consiglio annuncia il suo statement imminente: "Grazie a tutti, comunque. Tra qualche minuto sarò in diretta da Palazzo Chigi. Viva l'Italia! Ps Arrivo, Arrivo", scrive, ricordando l'"arrivo arrivo" cinguettato dal Quirinale dopo aver proposto la lista dei ministri all'allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano.


Renzi si presenta, quindi, nella sala dei Galeoni di palazzo Chigi, mano nella mano con la moglie Agnese. Il volto è segnato. Ammette di avere "un nodo in gola", ("non solo un robot") ma procede spedito, pur leggendo a tratti - in modo insolito, se non inedito - un discorso buttato giù su alcuni fogli. "Domani pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni". Oggi, esordisce, il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile. Ha scelto in modo chiaro e netto". "Volevamo vincere, non partecipare - sottolinea - Mi assumo le responsabilità della sconfitta". Di più. In un Paese in cui non perde mai nessuno, oggi, scandisce "ho perso io".
La rotta dei prossimi giorni sarà decisa nel confronto di domani al Colle, ma il premier assicura che nelle prossime ore il governo "sarà al lavoro per completare l'iter di una buona legge di Stabilità e assicurare massimo impegno ai territori colpiti dal terremoto". Diversa la partita che si giocherà sul fronte aperto della legge elettorale. Renzi si rivolge direttamente al fronte avversario: "Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell'interesse dell'Italia e degli italiani - dice - la vittoria consegna ai leader del No oneri e onori, a cominciare dalla proposta di legge elettorale: tocca a chi ha vinto avanzare proposte serie e credibili".


Il premier tenta, però, di non perdere l'ottimismo. "Si è persa una battaglia,  c'è rabbia, delusione, amarezza, tristezza, ma dovete essere fieri - dice a chi ha sostenuto il Sì - Fare politica contro qualcuno è facile, fare politica per qualcosa è più difficile ma più bello. Arriverà un giorno in cui tornerete a festeggiare una vittoria". L'ultimo pensiero, un grazie sentito e commosso, gli occhi lucidi, è per Agnese - che rimane al suo fianco, da perfetta first lady, durante il suo discorso più difficile, e ai figli.
Dopo aver rassegnato le sue dimissioni al Colle, poi, Renzi dovrà affrontare la partita interna al Pd. Per martedì è convocata una direzione nazionale straordinaria, "per valutare il risultato del voto" e decidere se Renzi sarà ancora la guida dem nelle eventuali consultazioni per un nuovo Governo.
 

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