Referendum, il 12 settembre la sfida delle piazze
Referendum, il 12 settembre la sfida delle piazze

Fibrillazioni interne al PD ma schiarita in maggioranza sulla legge elettorale 

 Sul referendum la maggioranza si gioca una mano decisiva. La vittoria del Sì sarebbe ossigeno in attesa del secondo inverno dell'era Covid. Ma se prevalesse il No, il terreno crollerebbe sotto i piedi del M5S, tirandosi dietro Giuseppe Conte e forse tutto il governo. Un rischio troppo alto per non spingere al massimo. Luigi Di Maio ha già dato il via al suo tour, che lo vedrà impegnato il prossimo fine settimana in diverse tappe in Puglia. "Uno studio dell'Istituto Cattaneo afferma che con una vittoria del Sì l'Italia tornerà ad essere in linea con gli altri Paesi europei - scrive su Facebook il ministro degli Esteri -. Chissà come la prenderanno gli stessi che mentono dicendo che la riduzione di 345 parlamentari comprometterà la rappresentanza. Inizieranno a chiamarci tutti populisti? Non sarà che i veri populisti sono loro?". Il responsabile della Farnesina picchia duro: "Cercano di usare gli italiani, prendendo a pretesto la bugia della rappresentanza solo per tenersi stretto il loro status di privilegiati".

 Presentazione della mobilitazione nazionale per il No al referendum

 Tra i contrari al taglio degli eletti, però, ci sono anche le Sardine, che si schierano al fianco di Volt e il Comitato 'NOstra', aderendo alla manifestazione indetta per il 12 settembre prossimo a Roma, in Piazza Santi Apostoli, aperta "a tutte le forze che vorranno esserci". L'invito sembra tagliato soprattutto per quella fetta di Pd che apertamente ha deciso di schierarsi per il No, fronte che continua a crescere, come conferma il senatore di FI, Andrea Cangini, uno dei promotori della consultazione, che crede nel sorpasso: "I dati raccolti dal professor D'Alimonte ci dicono che siamo al 40%, partivamo dal 10 quando abbiamo raccolto le firme". Ecco perché, dopo il 'via libera' di Berlusconi ai suoi ("Assoluta libertà sul voto"), l'attenzione si concentrata sulla Direzione nazionale dei Dem del 7 settembre. Del resto, la vigilia è già bella accesa dalle polemiche interne. Come quella di Matteo Orfini: "In una lettera a 'Repubblica' il segretario del Pd spiega che si deve assolutamente votare Sì, sennò cade il governo. A questo punto mi chiedo a cosa serva fare riunirsi se la posizione è stata già solennemente annunciata da Nicola Zingaretti". L'ex presidente del partito incalza il leader: "Serva un Partito democratico più forte e autonomo, che al referendum voti No".

 Il dissenso interno al Nazareno preoccupa gli alleati Cinquestelle, che intanto lanciano un'iniziativa in perfetta coincidenza con quella delle Sardine. Tramite il 'Blog delle Stelle', infatti, il Movimento lancia proprio per sabato 12 settembre il #VotaSìDay, "una giornata in cui siamo tutti chiamati a informare sulle ragioni del Sì". E invita militanti ed eletti a organizzare "per le strade e nelle piazze italiane" banchetti o gazebi. "Non possiamo fermarci ora che siamo ad un passo dal realizzare un cambiamento storico per la nostra democrazia", suona la carica il capo politico, Vito Crimi.

 Oltre al referendum, però, ci sono anche altri nodi da sciogliere. Uno su tutti la legge elettorale, anche se dalla commissione Affari costituzionali arriva il via libera ad adottare da martedì prossimo il testo base, con il placet di Italia viva. Che incassa l'apertura del Cinquestelle Giuseppe Brescia pure sulla sfiducia costruttiva: "Parliamone, serve un atteggiamento costruttivo per spegnere ogni polemica strumentale". Ossigeno in un momento di forti tensioni, soprattutto dopo l'emendamento presentato da alcuni deputati grillini (circa 50, ma alcuni si stanno sfilando) che avrebbero voluto cancellare la norma che permette la proroga degli attuali vertici dei Servizi segreti, inserita nel decreto di prolungamento dello stato di emergenza al 15 ottobre, su cui però il governo ha posto la fiducia alla Camera, stoppando il dibattito. Ed eventuali colpi di scena pericolosi.

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