Referendum, giudice: Quesito? Dovevano pensarci in Parlamento
Nappi che fa parte dell'ufficio centrale della Cassazione interviene dopo il ricorso di M5S e Si

Il titolo del quesito referendario "lo ha fatto il legislatore. Se non piaceva potevano pensarci prima. Potevano emendarlo. Certo non spettava a noi giudici farlo. E poi sia con la legge di revisione sia con quella costituzionale il quesito è lo stesso: deve descrivere l'oggetto del testo". Lo dice, intervistati dal Corriere della Sera, Aniello Nappi, uno dei 16 giudici dell'ufficio centrale per il referendum della Cassazione che ad agosto ha confermato la legittimità del procedimento della raccolta delle 500 mila firme da parte del comitato del Sì. M5S e Sinistra Italiana, infatti, hanno fatto fronte comune in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre e a sostegno del No ricorrono al Tar del Lazio contro il quesito, che strizzerebbe l'occhio al 'sì'.  Nelle urne, i cittadini si troveranno di fronte a questa formula: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione numero parlamentari, il contenimento dei costi per il funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione Titolo V della parte seconda della Costituzione, come approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?".

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