Recovery fund, sulle linee guida Conte apre al Parlamento
Recovery fund, sulle linee guida Conte apre al Parlamento

Oggi dovrebbero arrivare quelle della Commissione Europea: riforme strutturali e investimenti per la transizione digital e green

Tutto pronto per il Recovery plan. Le linee guida, inviate da Giuseppe Conte, sono all'attenzione delle Camere: "Se lo riterranno opportuno - mette in chiaro il premier in una lettera indirizzata a Roberto Fico e Elisabetta Casellati che accompagna il testo - il governo è disponibile a riferire sulle linee essenziali del documento, sia nelle sedi decentrate delle Commissioni sia nella sede plenaria dell'assemblea". Pesano gli attacchi arrivati dalle opposizioni negli ultimi giorni, ma non solo. Anche diverse voci all'interno della maggioranza hanno rivendicato uno spazio di autonomia per i gruppi parlamentari. Conte prova allora a tenere unita la compagine giallorossa: "In ciascuno dei passaggi, nello spirito di massima collaborazione e sinergia tra governo e Parlamento - mette nero su bianco - sarà assicurato il pieno coinvolgimento delle Camere al fine di recepire indirizzi, valutazioni e proposte concrete di intervento". 

Il premier ribadisce l'importanza della gestione dei 209 miliardi in arrivo da Bruxelles. "L'attuale fase programmatoria rappresenta uno snodo strategico, un'occasione storica irrinunciabile per il successo dell'azione economica e per le prospettive di crescita e di modernizzazione dell'Italia", insiste. La sfida, quindi, "è estremamente complessa" e necessita "del dispiegamento delle migliori energie e competenze del Paese nonché del costante dialogo e collaborazione tra le Istituzioni". 

Il percorso parlamentare, comunque, non si annuncia semplice. Le linee guida potrebbero seguire tra Camera e Senato due iter asimmetrici. A Montecitorio, infatti, il testo potrebbe seguire il percorso della commissione Bilancio prima di approdare in aula. A palazzo Madama, invece, si potrebbe passare direttamente all'esame da parte dell'assemblea. In ogni caso, il timore del Governo è che il Parlamento possa impantanare il piano, con il rischio che poi l'arrivo delle linee guida dell'Ue 'spazzi via' la road map messa a punto da Roma. 

Gli alleati sanno che su questa sfida si giocano tutto e l'attenzione resta massima. Certo, domenica e lunedì, con il voto per le Regionali e il Referendum il Governo dovrà affrontare una prova di non poco conto. Quello che succederà dopo, si capirà solo dopo i risultati, è il refrain che arriva dal Nazareno che smentisce un patto Conte-Zingaretti per blindare il Governo a prescindere dall'esito del voto. "Noi teniamo a questo Governo e lo difendiamo in ogni situazione ma far passare l'idea che votano 10 milioni di persone e tu ti chiudi in una stanza segreta e decidi che comunque vada, non succede niente, è la cosa più sbagliata del mondo", ragionano i vertici dem. Il messaggio è quello lasciato trapelare negli ultimi giorni dai dirigenti: "Proprio perché difendi il Governo dopo il voto, in base a come va - devi fare delle valutazioni. Non puoi dire a priori 'non succede niente'. Se lo dici prima dai l'idea che sei imbullonato alla sedia, noi invece vogliamo far ripartire il Paese".

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