Rai, scontro tra Fini e Schifani

Roma, 4 lug. (LaPresse) - E' scontro istituzionale tra i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, sulle nomine del Consiglio di amministrazione della Rai, nuovamente rimandate a domani, come deciso dalla commissione di Vigilanza dell'azienda. Schifani, infatti, oggi ha, indicato il senatore Pasquale Viespoli, presidente del gruppo parlamentare di Coesione nazionale come componente della commissione. In mattinata lo stesso senatore aveva reiterato la richiesta, già presentata lo scorso 12 giugno ai presidenti di Camera e Senato, affinché la composizione della commissione fosse integrata con un rappresentante del suo gruppo, finora unico escluso, denunciando l'illegittimità della situazione. Viespoli, in base al ricalcolo proporzionale dei 20 seggi spettanti ai gruppi di Palazzo Madama, dovrebbe prendere il posto di Paolo Amato, che ha già annunciato di non voler rinunciare al proprio incarico e in mattinata aveva dichiarato di aver subito pressioni da parte del suo partito, il Pdl, sul voto da esprimere per il rinnovo del Cda.

"In base a quali elementi - ha dichiarato Fini - il Presidente del Senato ha ravvisato l'urgenza di intervenire solo oggi? Forse perché era chiaro che la libertà di voto del senatore Amato avrebbe determinato un esito della votazione non gradito al Pdl? Se così fosse, saremmo in presenza di un fatto senza precedenti e di inaudita gravità politica". Il presidente della Camera ha quindi chiesto un chiarimento a Schifani sul perché la decisione di nominare Viespoli "sia improvvisamente maturata solo oggi, con la Commissione di Vigilanza già costituitasi in seggio elettorale per eleggere i membri del Cda Rai, e dopo che, andate a vuoto le precedenti votazioni, il senatore Amato aveva pubblicamente annunciato di votare liberamente e secondo coscienza, disattendendo le indicazioni del suo Gruppo di appartenenza".

Secondo fonti vicine alla presidenza del Senato, Schifani è "sereno e tranquillo" e la tempistica della nomina di Viespoli è stata determinata dall'intervento che lo stesso senatore di Coesione nazionale ha fatto in aula questa mattina. Il rischio era, fanno notare, che, in mancanza di una decisione immediata, Viespoli facesse invalidare le votazioni, dal momento che secondo la legge istitutiva il suo gruppo ha diritto a un seggio. Perciò da parte di Schifani, sottolineano, "c'è totale serenità e tranquillità perchè non ha fatto altro che far rispettare le regole, impedendo che la Commissione di Vigilanza compisse atti viziati da illegittimità".

Immediata la replica delle forze politiche allo scontro istituzionale tra Fini e Schifani. Per il leader del Partito democratico, Pierluogo Bersani, "quel che sta accadendo attorno al rinnovo del Consiglio di amministrazione della Rai ha dell'incredibile" ed è "indispensabile e urgente" che il presidente del Senato "riferisca in aula su quanto accaduto". Diversa l'opinione del segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, che parla di un comportamento "esemplare" da parte di Schifani e annuncia di non voler "accettare alcuna critica" da chi "è più volte intervenuto in maniera strumentale e partigiana nelle dinamiche politiche e parlamentari tentando di orientarle dall'alto del suo scranno".

Il senatore Paolo Amato, intervenuto in serata alla trasmissione 'La Zanzara' su Radio24 ha dichiarato che resterà nel Pdl ma, ha detto, "lascio la commissione. Sono un eretico". "Schifani - ha spiegato - ha usato una procedura corretta, è stato il capogruppo Gasparri che ha dato l'indicazione del mio nome da sostituire. Ho scelto Flavia Nardelli Piccoli, un esponente della società civile. Ho cercato di infilare una perla in una porcilaia e ovviamente ho fatto un disastro. La Rai è irriformabile. Era il minimo ascoltare le richieste della società civile, dopo aver ricevuto centinaia di curricula". E sul Pdl il senatore Amato ha aggiunto: "I partiti non devono essere degli eserciti, ma luoghi dove si discute. E' chiaro che Il Pdl vuole mantenere la maggioranza in Rai anche se non siamo più al governo, ma bisognava cambiare. Dovevamo mollare la Rai nominando candidature il più autonome possibili".

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