Rai, il Pd contro Foa presidente: appello a Fi. Gelmini: "Per ora no al suo nome"
Il giornalista indicato da Salvini e Di Maio non piace ai dem, che annunciano battaglia in commissione Vigilanza

Si alza il livello dello scontro tra maggioranza e opposizione, dopo le nomine dei nuovi vertici della Rai. In attesa della prima riunione, martedì prossimo, del nuovo Consiglio di amministrazione, il Partito democratico promette 'battaglia' contro le scelte di Fabrizio Salini come amministratore delegato, ma soprattutto di Marcello Foa alla presidenza di viale Mazzini.

Sul giornalista allievo di Indro Montanelli si è concentrato il fuoco di fila dem. Il primo a calcare la mano è l'ex sottosegretario Davide Faraone: "Se Salvini e Di Maio pensano di occupare la Rai, che è degli italiani e non loro, noi siamo già qui, glielo impediremo. Il primo agosto in vigilanza Rai ci aspetta una bella battaglia. Marcello Foa non merita alcuna fiducia, non sarà il nostro presidente".

Posizione condivisa e rafforzata da Andrea Marcucci, che promette: "Ci opporremo in tutti i modi alla sua elezione". Il capogruppo dem a Palazzo Madama lancia un appello a Forza Italia e FdI affinché in commissione di vigilanza Rai, mercoledì prossimo, non concedano il loro voto all'opinionista de 'il Giornale': "Bisogna impedire che un amico di Putin, un giornalista-editore che ha fatto campagne contro i vaccini, diffuso fake news, ingiuriato il capo dello Stato, possa presiedere il servizio pubblico". Proposta sposata anche dal segretario, Maurizio Martina: "Sulla Rai la lottizzazione gialloverde sta calpestando anche il ruolo della Vigilanza. Tutte le opposizioni devono reagire a questa forzatura".

Pallottoliere alla mano, il regolamento prevede che per ottenere il disco verde alla candidatura servono i due terzi dell'organismo, dunque per arrivare a 27 sì su 40 commissari, i sette rappresentanti del partito di Silvio Berlusconi sono decisivi. Ma per il capogruppo azzurro alla Camera, Mariastella Gelmini, per ora, il saldo è negativo: "Faremo un'attenta riflessione, ma al momento il nostro voto è no".

Il vicepremier, Luigi Di Maio, però, fila dritto: "Foa è un giornalista con la schiena dritta". E contrattacca, ma non il Cav e i suoi, l'obiettivo è il Pd: "Sono gli stessi che avevano messo a capo della Rai una del Bilderberg: Monica Maggioni, presidente della Trilateral italiana".

Accusa respinta dal deputato Michele Anzaldi: "Parla di Trilateral proprio lui che la incontrava di nascosto?". La prende larga, invece, Matteo Renzi: "Non hanno mai insultato il presidente della Repubblica. Non hanno mai ceduto alla propaganda di chi contesta i vaccini. Non hanno mai collaborato con Russia Today. Ma sono stati dei signori professionisti. Grazie a Monica Maggioni, Antonio Campo dall'Orto, Mario Orfeo". Il riferimento dell'ex premier è al tweet di Foa del 27 maggio scorso, in cui esprimeva "disgusto" per un discorso del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Cinguettìo da cui lo stesso presidente designato della Rai cerca ora di smarcarsi, spostando l'attenzione sui suoi propositi per il nuovo incarico.

Sul 'Corriere del Ticino', giornale del gruppo di cui è amministratore delegato, Foa dice: "Volto pagina, con l'intento di rinnovare la Rai e di riportarla al suo vecchio splendore, non solo giornalistico ma di contenuti in generale". Prima, però, dovrà superare la 'trincea' della politica, dove gli occhi saranno puntati tutti su Forza Italia, che prende tempo fino a mercoledì "per verificare - dice il portavoce dei gruppi parlamentari, Giorgio Mulè - se è possibile ritrovare questa condivisione" sul nome del nuovo presidente. A cui nel frattempo chiede di dimostrare di poter essere super partes.

Gli azzurri aspettano anche le nomine alle testate giornalistiche di viale Mazzini. Secondo i rumors di palazzo, al 'Tg1' la Lega vuole Gennaro Sangiuliano, mentre il M5S avrebbe scelto Alberto Matano per il 'Tg2'. Sulla terza rete, invece, non dovrebbero esserci 'rivoluzioni'.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata