Quirinale, tutto dipende dal Pd: spaccato tra grillini e berlusconiani

Di Fabio De Ponte

Roma, 17 apr. (LaPresse) - Tutto dipende dal Pd, spaccato tra chi vorrebbe appoggiare per il Quirinale la scelta del Movimento 5 Stelle, l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, e chi invece preferisce un nome che raccolga anche il consenso del Pdl, come Franco Marini o Giuliano Amato. Ancora una volta il partito guidato da Pier Luigi Bersani è il perno della crisi politica uscita dalle urne.

Solo che questa volta Bersani ha invertito la strategia che aveva adottato fin qui. Per il governo, infatti, ha corteggiato a lungo il Movimento 5 Stelle, tentando un accordo o almeno cercando di ottenere un appoggio esterno. Tentativo miseramente fallito, per il quale ha raccolto solo derisione da Beppe Grillo e dai suoi. Oggi fa l'operazione opposta: declina l'invito su un nome come quello di Rodotà, e corteggia il Pdl, cercando l'accordo con Silvio Berlusconi. "Tenete presente - riassume Grillo con la sua prosa brutale ma efficace in un comizio in serata a Maniago, in provincia di Pordenone - che il presidente della Repubblica è il capo del Csm. Vuol dire che se mettono uno che va bene a Berlusconi è perché vogliono salvare il culo a Berlusconi. Io no".

Ai parlamentari del Pd ieri sera sarebbe arrivato oltre un centinaio di email dagli elettori in appoggio a Rodotà. Ma i vertici insistono su figure "di garanzia": scartato il nome di Anna Finocchiaro, tramontato dopo il pressing del sindaco di Firenze Matteo Renzi, e che pure invece sarebbe andato bene a Silvio Berlusconi, l'attenzione si concentra proprio sull'altro nome inviso a Renzi, quello di Marini. Ma restano in gioco anche, di riserva, Amato, D'Alema e Violante. E si affacciano anche quelli di Sergio Mattarella e di Fernanda Contri, entrambi giudici della Corte costituzionale, il primo tuttora in carica, la seconda in pensione.

La trattativa tra Pd e Pdl prosegue. Stasera i due partiti terranno le rispettive riunioni interne, per decidere il da farsi. Ma i giochi apparentemente sono già stati fatti nella trattativa tra i due vertici.

Bersani lo ha detto apertamente, annunciando di aver raggiunto una "scelta condivisa". Quindi dovrebbe trattarsi di fatto solo di una comunicazione verticale. Si tratterà di capire come le decisioni saranno accolte, soprattutto nel Pd: se il partito si stringerà intorno alla scelta di Bersani o se ancora una volta si spaccherà. E se il nome sarà quello di Marini, i renziani potrebbero unire le forze con i fautori di Rodotà e dare la spallata definitiva a Bersani.

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