Quirinale, Marini non ce la fa: si torna al voto domani

Roma, 18 apr. (LaPresse) - Franco Marini non ce l'ha fatta. Al primo scrutinio si è fermato a 521 voti, contro i 672 richiesti per l'elezione a presidente della Repubblica.Lo sfidante Stefano Rodotà, il nome sostenuto dal Movimento 5 Stelle, raggiunge quota 240. Diversi gli altri nomi usciti dalle urne: Sergio Chiamparino ottiene 41 preferenze; votati anche Romano Prodi con 14 voti, Emma Bonino 13, Massimo D'Alema 12, Giorgio Napolitano 10, Anna Finocchiaro 7 e Anna Maria Cancellieri 2. Le schede le nulle sono state 15, le bianche 104.

Dopo la sconfitta, Pd, Pdl e Lega hanno deciso di lasciare scheda vuota al secondo e terzo scrutinio, in attesa di riprovarci al quarto, quando la soglia scenderà da 672 a 504 preferenze. Perciò anche il secondo scrutinio è andato a vuoto. Il numero di schede bianche, a metà dello spoglio, aveva già superato quota 335, il che vuol dire che nessuno poteva in ogni caso raggiungere la soglia dei 672 voti prevista per l'elezione del nuovo inquilino del Quirinale. Si riprende col terzo scrutinio domani.

GELIDO SILENZIO. Durante lo spoglio del primo scrutinio, l'aula della Camera ha ascoltato e accolto i risultati con un gelido silenzio. Nessun gruppo, nemmeno quelli che si erano espressi contro la candidatura di Franco Marini, ha manifestato con applausi o brusii la propria soddisfazione quando la notizia del mancato raggiungimento del quorum dei due terzi è divenuta ufficiale dopo la lettura dei risultati dello scrutinio da parte della presidente della Camera Laura Boldrini.

TIMIDO APPLAUSO PER MARINI. Solo un timido applauso è partito, nell'aula della Camera, da parte di alcuni parlamentari del centrodestra quando il nome di Franco Marini ha raggiunto quota 504 voti. Le preferenze, insufficienti per ottenere la fumata bianca nelle prime tre votazioni che richiedono la maggioranza dei due terzi, basterebbero per il quarto scrutinio.

L'ABBRACCIO BERSANI-ALFANO. Hanno fatto il giro del web le immagini dell'abbraccio tra il leader Pd Pier Luigi Bersani e il segretario Pdl Angelino Alfano. Bersani, dopo essere uscito dalla cabina, ha stretto la mano ad Alfano, gli ha messo il braccio destro sopra le spalle, e si è intrattenuto con lui in un lungo colloquio in aula. Poi si è diretto verso il premier Mario Monti e anche con lui ha parlato a lungo. Ottimi i rapporti anche con Silvio Berlusconi, che spiega di aver avuto un breve incontro con il segratario Pd. Si trovava in una sala attigua a quella in cui era Bersani ed è andato a trovarlo: "L'ho salutato", ha spiegato.

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