Quirinale, il precedente celebre: le dimissioni di Leone

di Donatella Di Nitto

Roma, 14 gen. (LaPresse) - Giorgio Napolitano detiene molti primati, primo presidente della Repubblica iscritto al Pci e primo ad essere rieletto, ma non quello di essere il primo capo dello Stato dimissionario. Prima di lui e precisamente il 15 giugno del 1978, Giovanni Leone firmò l'atto ufficiale delle dimissioni, le prime volontarie di un presidente della Repubblica. Leone lasciò il Quirinale quasi sbattendo la porta, rifiutando qualsiasi cerimonia e rispettando un ristrettissimo protocollo, il dovuto insomma. Il suo mandato infatti fu infangato da accuse, insinuazioni e attacchi della stampa e del Partito Radicale, andati avanti per mesi.

Bisogna ricordare che Leone fu presidente della Repubblica durante gli anni più duri del terrorismo e della contestazione. Sotto il suo mandato ci furono la strage di Brescia e quella del treno Italicus. Proprio nei mesi delle sue dimissioni, Aldo Moro venne rapito e assassinato. E, a mandato quasi terminato, la giornalista Camilla Cederna pubblicò un pamphlet con presunte irregolarità, commesse dal presidente e dai suoi figli, nello scandalo Lockheed. Ma le dimissioni, formalmente richieste dal Partito Comunista, arrivano dopo l'assassinio di Aldo Moro. Le accuse avanzate contro Leone non furono mai provate, anzi, si rivelarono infondate. Camilla Cederna venne processata e condannata per diffamazione al pagamento di un cospicuo risarcimento alla famiglia Leone e, nel 1998, Marco Pannella ed Emma Bonino chiesero ufficialmente scusa al presidente emerito. Leone morì tre anni dopo.

Prima di Giovanni Leone però ci fu un altro caso di dimissioni: quelle di Antonio Segni, il presidente che lasciò il Colle con cinque anni di anticipo sulla scadenza naturale del mandato. Segni, eletto nel 1962, nel 1964 venne colpito da una grave trombosi cerebrale, che portò i presidenti della Camere e il presidente del Consiglio a firmare l'atto che decretava il suo "impedimento temporaneo". Nonostante la gravità della malattia, non venne dichiarato "l'impedimento permanente" che avrebbe portato subito a una nuova elezione. Segni firmò le sue dimissioni volontarie poche settimane dopo l'ictus, il 6 dicembre 1964. Anche Sandro Pertini, nel 1985, Francesco Cossiga, nel 1991, e Giorgio Napolitano nel 2013 si dimisero dalla carica, tutti e tre a pochi giorni o settimane dalla scadenza naturale del mandato.

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