Procura smentisce la frase su Borsellino Crocetta: Dossieraggio, mi hanno distrutto

Roma, 17 lug. (LaPresse) - Sono state ore di adrenalina, pianti e indignazioni quelle che hanno seguito alla pubblicazione, da parte dell'Espresso, di una frase attribuita al primario siciliano Matteo Totino, che in una telefonata con il presidente della Regione, Rosario Crocetta, avrebbe detto: "La Borsellino va fatta fuori come il padre". Al centro della polemica politica, il silenzio che, per tutta risposta, avrebbe contraddistinto il governatore. Ma la situazione ieri si è evoluta in fretta e, dalla Procura di Palermo, è arrivata una secca smentita, confermata dal procuratore Agueci a LaPresse. Insomma, la telefonata non è agli atti.

Crocetta: Contro di me dossieraggio. Il più colpito il governatore Crocetta: "Non c'è dubbio. C'è stata un'azione di dossieraggio contro di me. Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi". E' quanto dichiara in un'intervista al quotidiano la Repubblica il presidente - momentaneamente autosospeso - della Regione Sicilia. Una frase che il governatore dice di non aver mai sentito: "Non ricordo assolutamente nulla del genere - spiega al quotidiano -. Forse in quel momento non prendeva bene il telefono, ma io no so di cosa si stia parlando. Non escluso che lui l'abbia detta, aveva un rapporto molto conflittuale con la Borsellino, ma di questa storia io non so nulla".

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Tutto era partito dopo l'anticipazione fatta dal settimanale 'L'Espresso' su un articolo oggi nelle edicole . Nel sommario si legge: "Intercettato al telefono il chirurgo Matteo Tutino, ora agli arresti, parla di Lucia, la figlia del magistrato ucciso da Cosa Nostra usando queste pesantissime parole. E il presidente della Regione Sicilia, dall'altro capo del telefono, ascolta e tace". Subito dopo, si è scatenata la polemica.

A Lucia Borsellino sono arrivate le dichiarazioni di solidarietà e vicinanza da politici di ogni bandiera e delle più alte cariche dello Stato. In primis, quelle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sabato sarà a Palermo proprio per la commemorazione del giudice ucciso in Via D'Amelio. Intervenuto anche Don Ciotti, presidente dell'associazione Libera, che dice: "Provo sdegno e vergogna. Non solo per quel terribile augurio di morte, ma per la persona a cui è indirizzato".

Intanto, Rosario Crocetta ieri ha deciso di autosospendersi e, in un'intervista telefonica a Repubblica, spiega: "Mi autosospendo perché mi sono abbastanza indignato di questa vicenda". E poi aggiunge: "Perché non riesco a gestire questa sofferenza, sono un essere umano". "Lasciatemi nella mia sofferenza", diceva ancora, prima di scoppiare a piangere.

Ma poi era arriva la smentita. Dal Tribunale di Palermo viene diffuso un comunicato stampa a firma del procuratore Francesco Lo Voi, che chiarisce: "Agli atti di questo Ufficio non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino ed il Crocetta del tenore sopra indicato". Ma il settimanale insisteva: "L'Espresso ribadisce quanto pubblicato". Lo scontro di dichiarazioni era netto. LaPresse parlava anche con il procuratore di Palermo Leonardo Agueci, che confermava: "Abbiamo controllato tutte le intercettazioni telefoniche riguardanti Crocetta e Tutino e non risulta agli atti questa conversazione". E sottolineava: "Abbiamo controllato anche quelle non rilevanti".

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