Primarie, confronto buonista, solo Bersani non chiude all'Udc

Milano, 12 nov. (LaPresse) - Tanto buonismo, forse troppo. La paura di far vedere la sinistra divisa come al solito ha tagliato le gambe ai 5 candidati del centrosinistra alle primarie, nel maxi confronto mandato in onda da Sky stasera. Nessun attacco frontale, idee e nomi pochi, una guerra molto di posizione. Alla fine forse gioisce Grillo, che strilla e divide i buoni dai cattivi. Mai citato Berlusconi, mai citato il camper di Renzi, mai citato Obama. Citatissimo Casini, cui solo Bersani lascia una porta aperta.

Laura Puppato, l'unica donna in corsa ha citato come suoi fari Tina Anselmi e Nilde Iotti, e partendo da loro auspica indica come fondamentale "distribuire il reddito. Oggi abbiamo il 10% di italiani che hanno il 45% della ricchezza. Evidentemente qualcuno ha avuto di più, è il caso di redistribuire i redditi e il carico fiscale". "Abbiamo sbagliato considerando l'Europa esclusivamente come un luogo dove l'Italia veniva vincolata o sanzionata. Non abbiamo capito che era l'Europa delle opportunità, non utilizzando i fondi europei" ha aggiunto, prima di prendere le distanze dalla Fornero 'choosy': "A proposito degli schizzinosi mi pare che questa teoria sia smentita dai dati Istat. Non ci sono bamboccioni, ma giovani precari che prendono 600 euro al mese e non hanno autonomia". Gli alleati? "Sì a Sel e Api, no all'Udc".

Bruno Tabacci, ha invece citato come esempio Alcide De Gasperi. L'inizio dell'ex presidente della Lombardia è stato controcorrente e assai poco populista: "Dire che l'Imu non si paga è un errore, chi ha tolto l'Ici non vedeva lontano". Frontale l'attacco alla Fornero: "Il lavoro non si crea per decreto, bisogna allargare la base produttiva e creare occasioni di lavoro per chi è respinto dal mercato". Idem con Marchionne: "La Fiat ha avuto tanto dal Paese, ora deve renderne conto. Non può andarsene come se nulla fosse". La coalizione? "Per me è questa di stasera, dove c'è la sinistra di Vendola, il Pd e il centro rappresentato da me. Il mio candidato al Quirinale è il professor Mario Monti, quindi ho risolto il problema, e questa coalizione può guidare il Paese". Sulla squadra di Governo, Tabacci non ha dubbi: "Un governo deve avere 18 ministri e 36 sottosegretari".

Nichi Vendola sceglie come modello il cardinale Carlo Maria Martini. Al contrario di Tabacci, Vendola chiede l'abolizione dell'Imu: "E' una patrimoniale ingiusta". "Bisogna mettere in piedi un'anagrafe della ricchezza - ha aggiunto - è giusto lavorare per la tracciabilità del contante, io credo che il limite debba essere 300 euro". Fornero bocciatissima dal leader di Sel: "La sua riforma del lavoro è in continuità con la cultura berlusconiana, per cui tutto ha un prezzo e niente un valore". A Marchionne, Vendola ribadisce di non aver mai creduto: "Fabbrica Italia era solo copertina ma non c'era libro". C'è poi per il governatore della Puglia "un costo eccessivo delle campagne elettorali, bisogna immaginare un tetto massimo di spesa anche per il singolo candidato. Io dico no all'abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti perché ho paura di una politica proprietà dei ricchi". Infine, le alleanze: "Non ho pregiudizi nei confronti di Casini, ma ho un giudizio su di lui e faccio fatica a vederlo come mio alleato in un'esperienza di governo".

Matteo Renzi ha citato come modelli Nelson Mandela e la blogger tunisina Mina. "Non possiamo alzare ancora le tasse" promette Renzi molto berlusconianamente e sull'Imu è chiaro, forse pensando ai conti del suo municipio: "Resta così com'è". Il sindaco di Firenze è più pacato degli altri contendenti sulla riforma del lavoro targata Fornero, che secondo lui è solo "da ritoccare perché non ha risolto abbastanza su precarietà, su ammortizzatori e sulle politiche attive del lavoro non ha detto nulla". Chiaro il segnale a Marchionne: "Io farò di tutto per portare in Italia anche Toyota e Volkswagen". "Sul nucleare siamo contrari" ha aggiunto Renzi che forse anche per questo esclude Casini, fervido sostenitore dell'atomo: "Credo che nell'alleanza che abbiamo in testa non ci debba stare Casini. Penso ci voglia chiarezza. Si dice all'inizio, non alla fine, con chi si sta".

Infine il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che come modelli indica papa Giovanni XXIII "che riusciva a cambiare le cose senza spaventare nessuno". Sul fronte Italia "il problema è far emergere le ricchezze" anche perché "chi la ricchezza ce l'ha sa dove andare e sta scappando". Sul fronte Europa nessun dubbio: "Siamo tutti sullo stesso treno: la Germania è su un vagone più agevole, ma tutti andiamo verso il segno meno". "Un anno fa Marchionne diceva che puntava sulla fascia bassa di vetture, ora dopo un anno, viene a dirci che la competizione sarà sulla fascia alta. Mi faccia capire meglio, perché mi pare piuttosto osè" ha poi spiegato Bersani. Il segretario del Pd è ancora più duro con le partecipate: "In Italia abbiamo 5-6mila società partecipate. Metterei subito un occhio su questo, cioè la scure. O una cosa è pubblica, o è privata". Infine le alleanze, che si fanno "mettendo un argine alla forze antieuropeiste e anticostituzionali e con tutti quelli che rifiutano derive di destra o populiste. La mia coalizione è questa, ma sono pronto ad aprire la discussione per vedere se si può fare qualcosa per il Paese" spiega il segretario del Pd che ribadisce che "a Berlusconi, alla Lega e al populismo non voglio regalare niente".

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