Primarie, ballottaggio Bersani-Renzi: 3 milioni e mezzo al voto

Roma, 26 nov. (LaPresse) - Solo una cosa è certa: saranno Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi a contendersi la poltrona di Palazzo Chigi per il centrosinistra. I risultati sono ancora parziali, ma su una questione non c'è dubbio: domenica prossima riparte la sfida con il ballottaggio. Quando sono stati scrutinati solo poco più del 30 per cento dei seggi totali, che sono 9.232, Bersani risulta al 44%, mentre il suo diretto sfidante è a più del 36%. Ma poco conta la forbice, che con il passare delle ore potrebbe diminuire o attestarsi all'11%. Quello che emerge, come primo dato, è l'alta affluenza. Il comitato Renzi, prima delle 22, aveva parlato di più di quattro milioni di persone andate alle urne. Dalla sede del coordinamento per le primarie a Roma, invece, trapela che gli elettori potrebbero attestarsi sui tre milioni e mezzo. Il secondo dato, poi, evidenzia una vittoria di Bersani nelle regioni del Sud, mentre il sindaco di Firenze ottiene ottimi risultati nelle storiche 'roccaforti rosse' del Centro.

Il leader del Pd in Sicilia si attesta oltre il 50%. In Calabria addirittura al 59%, Basilicata 55 e Campania 51. Il 'rottamatore', invece, vince nella sua Toscana, ottiene un buon risultato nell'Emilia Romagna con il 40% e così in Liguria, Umbria e Marche. Una serata, quello dello spoglio, molto giocata sul fair play, all'americana, con il leader del Pd che, da Piacenza, manda "un abbraccio a Renzi" e con il fiorentino che lo ricambia "con molta stima". Dalla sua città Bersani rivendica la parternità delle primarie e dice: "Se io non avessi voluto il ballottaggio, avrei stravinto stasera". E a chi gli chiedeva se in caso di vittoria ci fosse un posto per Renzi tra i ministri, Bersani risponde alla sua maniera: "Non facciamo quei bilancini. Chi vince è il candidato premier dei progressisti. Dopo di che decide lui".

Dalla Fortezza da Basso, dopo la polemiche tardo pomeridiane delle lunghe file ai seggi, Renzi ci tiene appunto a dire che i renziani non sono di destra: "Abbiamo vinto nella stragrande maggioranza delle regioni rosse, dove il Pci prendeva l'80%: la vulgata secondo cui noi stiamo a destra e loro a sinistra deve finire". Ago della bilancia, come da pronostico, è Nichi Vendola che viaggia intorno al 15%. La sua Puglia lo ha premiato con quasi il 37% dei voti a metà scrutinio. Lui ringrazia i suoi corregionali ma al momento non si sbilancia sul 'dirottamento' dei voti: "Ascolteremo - spiega - con molta attenzione quello che nelle prossime ore diranno i due competitor. Ascolteremo con puntigliosa attenzione le parole di Pier Luigi Bersani e le parole di Matteo Renzi e orienteremo il nostro sostegno a seconda delle parole che avremo ascoltato".

A quasi metà scrutinio Laura Puppato ha il 2,97% e Bruno Tabacci l'1,2%. Appuntamento quindi il 2 dicembre. E l'affluenza potrebbe ancora crescere: chi non ha votato al primo turno e non si è registrato, può farlo giovedì e venerdi prossimi e votare al secondo.

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