Pdl, il silenzio di Berlusconi da Mirabello

Mirabello (Ferrara), 10 lug. (LaPresse) - Il premier Silvio Berlusconi rimane in silenzio e rinuncia a parlare anche con il suo Popolo delle libertà. Nella quattro giorni di Mirabello, luogo simbolo di Alleanza nazionale e culla della nascita del Pdl, militanti e membri autorevoli del partito attendevano con ansia di chiudere la Festa delle libertà con l'intervento telefonico del Cavaliere. Annunciata ieri dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, la voce del leader del partito doveva chiudere in bellezza l'evento che aveva riportato all'ovile le pecorelle smarrite, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, e che aveva ospitato il battesimo ufficiale di Angelino Alfano come segretario nazionale. Un vero e proprio debutto in società per il Guardasigilli, proprio sul palco in cui si era interrotta la storia di Giorgio Almirante e dove era iniziata la fuga da solista di Gianfranco Fini.

"Il presidente anche ieri non ha parlato perché vuole giustamente evitare reazioni a caldo". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ha dato la notizia questa mattina del forfait del premier. Una decisione presa per evitare che qualsiasi sua dichiarazione, soprattutto dopo la sentenza sul lodo Mondadori e dopo le polemiche della norma salva Fininvest, mettesse a rischio "l'economia italiana e i mercati".

Un silenzio assordante, quello in cui Berlusconi si è chiuso da giovedì, quando alla Camera aveva rubato la scena a Domenico Scilipoti, autore del libro a cui il presidente del Consiglio ha scritto la prefazione. Da ospite d'onore Berlusconi si era trasformato in unico e indiscusso protagonista. Ma da giovedì più nulla, solo note di smentita e comunicati, di cui quello che parlava della colazione pacificatrice con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Ieri la fuga da Palazzo Grazioli a Roma per andare a meditare nella sua Villa Certosa in Sardegna.

Nella sua storia di leader politico mai Silvio Berlusconi aveva rinunciato a essere vicino e presente, con audio o videomessaggi e interventi telefonici, agli incontri, cene ed eventi dei suoi seguaci.

Oggi la decisione arriva inaspettata aprendo la strada alle ipotesi e ai pettegolezzi politici. Oltre alla spiegazione ufficiale data dal sottosegretario, c'è chi parla di un premier che vuole dimostrare a tutti i costi di volersi occupare solo del governo e lasciare al suo delfino la politica di partito e soprattutto non voleva che la sua telefonata si sostituisse, nelle cronache politiche, all'intervento del suo candidato premier al 2013.

Ci sono però anche i brusii quelli che parlano di un Berlusconi colpito e stanco dalle vicende politiche e giudiziarie. Una scelta che molti traducono in quello che oggi per Berlusconi rappresenta il palco di Mirabello: il ricordo di quel 2 settembre del 2010, quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dichiarò chiusa l'esperienza nata dal predellino in piazza San Babila, lanciando la fronda interna di Futuro e libertà.

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