Pd, Verini: "Serve un Martina bis. Renzi parli a tutti non solo ai suoi"
E il deputato paragona il suo partito a "l'orchestrina che suona sul Titanic mentre fuori succedono cose enormi"

Walter Verini, deputato Pd storicamente vicino a Walter Veltroni, commenta - a titolo personale - la situazione delicata che i Dem si trovano ad attraversare dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo, alla vigilia delle seconde consultazioni al Colle e a meno di venti giorni dall'assemblea che deciderà il futuro del partito.

Onorevole, se dovesse scattare un'istantanea del Pd come la vedrebbe?
"Irresponsabilmente mossa. Battuta a parte, la partita ora deve riguardare tutti perché il futuro del Pd dovrebbe stare a cuore a tutti. Il progetto del 2007 è ancora valido e utile al Paese".

Invece si vedono caminetti, riunioni segrete e battibecchi su Twitter...
"La mia opinione personale è che il Pd in questo momento sembra l'orchestrina che suona sul Titanic mentre fuori succedono cose enormi e mi riferisco non soltanto alla sconfitta che ci ha portato a dimezzare i nostri voti, ma anche ai dazi di Trump e ai rischi di esplosione delle crisi geopolitiche mondiali. E noi che facciamo? Stiamo a discutere se fare caminetti e Tweetà Non mi pare un comportamento all'altezza della situazione".

Cosa dovrebbero fare i vari leader Dem?
"C'è bisogno che si tolgano tutti i guantoni. Bisogna scendere dal ring e calarsi nel Paese reale per capire quanti non ci hanno scelti e quanti invece hanno votato il M5S o altri. Ci sono delle scadenze importanti, oltre alla crisi di governo, come amministrative e regionali. Anziché accapigliarsi è bene mettere insieme le idee".

Per lei quindi qual è la soluzione migliore?
"Abbiamo eletto due capigruppo e un reggente, Maurizio Martina, che è un uomo politico stimato, già vicesegretario di Matteo Renzi, e ha tutte le caratteristiche per guidare il partito in questa fase delicata: autorevolezza, lealtà, autonomia. E' questo l'architrave del partito, lo abbiamo scelto insieme poche settimane fa, ora non è il momento di rimettere in discussione tutto. Permettiamo a Martina di svolgere il suo compito. Bisogna aiutarlo con collegialità; il che significa ascoltare tutti, non soltanto i capicorrente. 'Insieme' dobbiamo far lavorare Martina".

All'assemblea del 21 aprile il Pd dovrà scegliere se eleggere un segretario con pieni poteri o avviare il congresso. Quale strada percorrere?
"Dovrebbe essere nell'interesse di tutti continuare con Martina, eleggerlo segretario con pieni poteri, dandoci come orizzonte almeno le Europee e andare a congresso dopo quella scadenza. Così avremo un anno o un anno e mezzo per provare a ricostruire il partito e la sinistra".





D: Tra le ipotesi emerse nel corso della riunione di Renzi con i suoi c'è quella di un congresso subito dopo il 21 aprile, che duri due o tre mesi, e dopo le primarie. Concorda?

R: Mi auguro una proposta diversa. Ci vuole almeno un anno di 'immersione' vera tra le persone, serve un lavoro di riconnessione sentimentale per far esclamare finalmente alla gente: 'Forse il Pd ha capito la lezione'. Dobbiamo 'bergoglizzare' il Pd, non possiamo dividerci su chi fa il presidente della partecipata, altrimenti gli elettori penseranno che stiamo facendo politica per noi stessi e non per loro. Al Lingotto Veltroni disse: ' Farsi popolo'. Dopo di che, mi auguro un congresso che non sia una conta e tanto meno una corsa al tesseramento.


D: In tutto questo qual è il ruolo di Matteo Renzi?
R: Renzi ha il diritto e il dovere di dare una mano da protagonista, parlando a tutto il partito e non solo ai 'suoi'. Ha governato bene, nonostante errori. Il suo compito è ora diverso. E' stato direttore d'orchestra, adesso deve mettersi fuori dal podio e al pari di altri dovrebbe contribuire con umiltà a far funzionare l'orchestra.


D: Il Pd è diviso rispetto alla formazione del prossimo Governo?
R: No, mi pare che oggi siano tutti d'accordo sul fatto che non esistano le condizioni per un rapporto diretto con il M5S. Se riusciranno a formare un governo i cosiddetti vincitori - ed è giusto che ci provino e io non mi auguro che riescano - noi saremo opposizione in quanto ci sono distanze enormi, con la Lega addirittura politicamente antropologiche. Se dovesse cambiare lo scenario, il Pd valuterà la nuova situazione e il riferimento sarà sempre è il documento approvato in direzione dove si dice anche "non faremo mancare il nostro apporto al Presidente della Repubblica nell'interesse generale del Paese. 

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