Pd, regge l'unità ritrovata in piazza. Ma tra Emiliano e Calenda nuove scintille

A causa di una opposta visione dei dossier Ilva e Tap, tra i due dirigenti Pd non corre buon sangue e sui social è andato in scena l'ultimo 'duello'

L'abbraccio tra i big, i 70mila in piazza del Popolo e il grido all'unità durano solo poche ore. E il Partito democratico ripiomba nell'incertezza di un futuro ancora tutto da definire. La protesta contro il governo 'cialtrone', che ha ricompattato le diverse anime del partito, fa volare i Dem tutti proiettati verso una vera e severa opposizione. Come dice Maurizio Martina: "Per noi a Piazza del Popolo è stata la giornata del risveglio democratico. La giornata dell'orgoglio e della consapevolezza".

Per questo il segretario suona la carica contro "questa destra pericolosa al governo" che "va sconfitta a partire dalla questione sociale". Anche Matteo Renzi nella sua e-news plaude al successo della manifestazione sottolineando come "il Pd per una volta abbia messo da parte le polemiche interne e abbia mostrato che un'opposizione c'è ed è viva. Lo abbiamo fatto ieri a Piazza del Popolo, dobbiamo farlo tutti i giorni".

Il nemico pubblico numero uno è il governo giallo-verde, ovviamente: "Questa manovra mette in ginocchio le persone perbene, le famiglie, i consumatori", attacca il senatore di Scandicci. Che affonda il colpo contro Luigi Di Maio e la sua certezza che "con queste misure la povertà sarà abolita". "In tempi normali se uno avesse detto: aboliamo la povertà per decreto, avremmo chiamato un'ambulanza - risponde sarcastico l'ex premier -. L'unica povertà che Di Maio ha abolito, per adesso, è quella di qualche suo amico e collega che prima dichiarava zero e adesso ha redditi significativi grazie a incarichi pubblici".

La strada verso il congresso e le primarie è ancora tortuosa. Per dirla alla Pier Carlo Padoan "il sentiero è stretto", soprattutto per i tempi. Martina ha annunciato che sarà celebrato per la fine di gennaio o l'inizio di febbraio, ma la data ancora non c'è e al momento gli appuntamenti fissati sono quelli di venerdì prossimo, quando la segreteria nazionale si riunirà a Genova, e poi la marcia per la Pace ad Assisi.

A rompere comunque la quiete sono i soliti Carlo Calenda e Michele Emiliano. Da tempo, anche a causa di una opposta visione dei dossier Ilva e Tap, tra i due dirigenti Pd non corre buon sangue e sui social è andato in scena l'ultimo 'duello'. Il governatore della Puglia risponde in modo piccato a chi scrive che per "dignità", Martina e Orfini "dovrebbero cacciarlo" dal partito. "Chi avrebbe le palle di cacciarmi nel Pd?", scrive l'ex magistrato. A stretto giro di posta arriva la 'candidatura' di Calenda: "Michele, fossi il segretario è la prima cosa che farei - twitta l'ex ministro dello Sviluppo economico -. Hai passato gli ultimi anni ad accusare i nostri governi di qualsiasi nefandezza con insulti vergognosi. Fai politica per un altro partito. È una questione di rispetto per se stessi. Se non lo hai tu lo deve avere il Pd".

Insomma l'aria di fratellanza che si respira al Nazareno sembra durare sempre troppo poco.

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