I magnifici sette per la segreteria Pd. Martina: "Congresso non sia sfida tra ultrà" . Monito Prodi

Il professore chiede programmi: nelle primarie dovranno prevalere i contenuti, non le diverse personalità

I nomi ci sono tutti. Sono sette i candidati al Congresso Pd in campo: Nicola Zingaretti, Matteo Richetti, Francesco Boccia, Dario Corallo, Cesare Damiano, Marco Minniti e Maurizio Martina in ordine di discesa. E in attesa che la commissione Congresso (convocata anche lunedì) risolva le questioni regolamentari e che la Direzione indetta mercoledì fissi la data delle primarie, c'è chi, da fuori, prova a indicare le priorità.

Mancano infatti i programmi, per l'ex premier Romano Prodi. Che ormai si definisce un 'predicatore' ma che non rinuncia "a offrire buoni consigli".. È gravissimo, sostiene, che non si sappia descrivere, giunti a questo punto, "l'idea di partito e il programma che hanno i diversi candidati".

Da segretario uscente Martina un'idea sembra essersela fatta: di certo non intende assistere a un congresso referendum. Avendo vissuto la fase renziana da vice e post-renziana da reggente sa bene cosa non vuole: che la sfida si trasformi in una lotta tra tifoserie o peggio tra ultrà. E manda un messaggio diretto a Matteo Renzi: se sotto sotto aleggiano ipotesi di divisioni radicali, Martina ricorda che il Pd "non se lo può permettere".

Bene dunque all'apertura a esperienze di opposizione fuori dal partito: da Torino alle mamme di Lodi, "il Pd deve mettersi al servizio di tante energie che cercano un'alternativa alla destra". Lo sguardo è ovviamente alle europee di primavera a cui i Dem non possono arrivare ancora divisi e frastagliati (soprattutto con in mente il record del 40% raggiunto nel 2014).

Un nuovo soggetto è quello a cui mira Zingaretti che ha riunito a Roma oltre 100 giovani da tutta Italia. Nuove forze, amministratori, dirigenti, militanti, utili per "pensare al partito nuovo e alla nuova piattaforma politica elettorale" che sia un'alternativa. Il governatore del Lazio sin da principio ha avuto l'ok di un gruppo di circa 200 sindaci tra cui spiccano Virginio Merola (Bologna), Carlo Marino (Caserta), Michele De Pascale (Ravenna), Esterino Montino (Fiumicino,) Alessandro Tambellini (Lucca). Per essere credibili e offrire una speranza, secondo Zingaretti, è necessario costruire comitati ovunque sui territori. E, anche qui, lo scopo è unire, non dividere, "perché se dividiamo facciamo gli errori del passato". 

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