Pd, ritiro 'sotto zero'. In abbazia il fantasma del voto in Emilia Romagna
Pd, ritiro 'sotto zero'. In abbazia il fantasma del voto in Emilia Romagna

I dirigenti Dem riflettono sulle ipotesi di scenari futuri, in caso di sconfitta alle regionali in Emilia Romagna

Cappello di lana in testa, sciarpe arrotolate a coprire il volto. La temperatura è pungente nell'abbazia di San Pastore, teatro del ritiro Pd a Contigliano (Rieti). Ministri, parlamentari e dirigenti Dem arrivano di buon mattino, alla spicciolata, quando la nebbia e il ghiaccio ricoprono ancora la vallata. Nicola Zingaretti è tra i primi ad arrivare e si concede un tour guidato dell'ex convento cistercense, ora tra le 'dimore storiche del Lazio'. E se Dario Franceschini si sofferma a lungo ad ammirare il paesaggio, qualcun altro ironizza: "Certo, partito aperto...la prossima volta andiamo in un posto con il ponte levatoio". "Questa è una crioterapia, per ripartire", scherza qualcun altro.

Nella grande sala della plenaria, dopo l'apertura dei lavori di Franceschini, Ilvo Diamanti fotografa l'Italia 2020, ripercorrendo però le tappe elettorali dal '54 alle scorse Europee. Il 'bacino rosso' che dall'Emilia Romagna si diramava per nello Stivale, adesso è piccolo e ristretto. La sopravvivenza del cuore pulsante della sinistra si giocherà il 26 gennaio. Il fantasma del voto emiliano aleggia tra le pareti dell'abbazia per tutta la giornata. La nuova agenda del Governo, certo. Il nuovo partito che si apra alla società civile. "La grande scommessa è l'Emilia, siamo tutti con la testa lì. Dipende tutto dal 26", si lascia scappare un dirigente dem. Gli ultimi sondaggi sono ancora buoni, "ma la forbice si riduce. La preferenza sulle liste preoccupa". E ancora. "Se cade l'Emilia qualche valutazione bisognerà farla, mica siamo scemi".

In quest'ottica c'è anche chi legge il "cambio tutto" annunciato da Nicola Zingaretti per il nuovo Pd, come un possibile "paracadute, una exit strategy" che possa "consentire comunque una ripartenza" se anche Bologna dovesse cadere. Certo i contenuti della 'rivoluzione' restano tutti da definire. Lorenzo Guerini torna ad avvertire il segretario: "No a ritorni al passato. Il nuovo partito non sia la pagina di storia di un partito che ha dato vita a questo partito", dice evocando, per esorcizzarlo, lo spettro dei Ds. Domani sarà il segretario a replicare e segnare la rotta. Il commiato rende l'idea della giornata: "Ricominciamo alle 9, molto puntuali e molto ben coperti, mi raccomando".

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