Pd resta fuori dalla partita questori. Renzi: "È nuova spartizione delle poltrone"
L'asse M5s-Lega regge e lascia i dem a bocca asciutta

All'opposizione, guardando ai corteggiamenti (e i battibecchi) tra Di Maio e Salvini, osservando una nuova "spartizione del potere". Questa deve essere la posizione del Partito democratico. Matteo Renzi, rincorso dai cronisti durante le votazioni al Senato, attacca il metodo tenuto da 5Stelle e centrodestra nonostante le schermaglie verbali. "Quando lo facevamo noi era una spartizione di posti, adesso che lo fanno loro ed è volontà popolare", spiega l'ex segretario dem.

Renzi entra nella buvette di Palazzo Madama, offre un caffè ai giornalisti che non lo mollano un secondo. Tazzina in mano, chiacchiera con i cronisti qualche minuto. Non gli è dispiaciuta l'immagine del 'pentapartito', rispolverata su alcuni giornali degli ultimi giorni: adesso i cinque partiti sarebbero M5S, Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Noi con l'Italia (quest'ultima è la cosiddetta 'quarta gamba' del centrodestra, il cui esponente Antonio De Poli sarà questore al Senato).

Renzi, che sottolinea di essere a disposizione del Partito, e di aver ricevuto un sms con le istruzioni di voto a Palazzo Madama, sostiene che al momento i giochi li fa proprio questo nuovo pentapartito che si spartisce le poltrone e lascia i dem praticamente a bocca asciutta (per il momento si devono accontentare di una vicepresidenza al Senato, ad Anna Rossomando).

Stamattina c'è stato un incontro tra esponenti del Movimento 5 Stelle e del Partito democratico. Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori dem, riferisce che "abbiamo ascoltato e siamo rimasti basiti" dalla chiusura dei pentastellati. "Auspico che non si siano resi conto di quello che stanno facendo", dice Marcucci alla registrazione di Porta a Porta in onda stasera. "Abbiamo chiesto quale potesse essere l'accordo, e hanno detto che, secondo loro, non era importante che la minoranza che non ha eletto la presidente del Senato fosse all'interno dell'ufficio dei questori: è una cosa, secondo me, molto grave", spiega il capogruppo dem.

"La presenza del Partito democratico nelle presidenze di Camera e Senato, con funzioni di rappresentanza e controllo, è una questione democratica e dovrebbe riguardare tutti - commenta in una nota il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina -. Siamo il secondo partito del Parlamento e rappresentiamo milioni di elettori che non hanno votato destra e Cinque Stelle. La nostra funzione non può essere svilita né la nostra presenza in questi organi fondamentali parlamentari può essere condizionata da contropartite di altri e su altre responsabilità".

Per quanto riguarda la partita del prossimo governo, Martina spiega che il partito si chiuderà a riccio e "non parteciperà a nessun incontro sui programmi con altri in questi giorni: noi attendiamo con rispetto prima di tutto le consultazioni del Presidente della Repubblica". Per il momento, insomma, porta chiusa tanto a Di Maio quanto a Salvini.
 

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