Pd, Renzi sgancia una 'bomba' sul Congresso: "Posso tornare al governo"

Sebbene sia calato molto nei consensi, Renzi resta comunque un termine di paragone 'scomodo'

Mentre sta per entrare nel vivo la campagna congressuale per scegliere il nuovo segretario, nel dibattito interno al Pd irrompe, nuovamente, Matteo Renzi. Il 'senatore semplice' di Firenze continua a giurare e spergiurare che non c'è alle porte nessuna nuova scissione, che "fare un nuovo partito", tutto suo, "non è questione all'ordine del giorno", ma "roba da addetti ai lavori, fantapolitica". Poi lancia una piccola 'bomba', che lascerà più di qualche strascico nel mondo dem. Parlando di passato e futuro, in un'intervista al settimanale 'Oggi' spiega di essere "orgoglioso di aver fatto il premier per più di mille giorni" e che "in fondo, alla fine, al governo ci posso anche tornare" perché è "molto fiero, felice e contento delle cose che ho fatto, anche degli errori e dei limiti".

Chi è un po' pratico del Nazareno è perfettamente conscio che una frase del genere sarà un fardello per chiunque aspiri a prendere il posto in segreteria nazionale. Sebbene sia calato molto nei consensi, Renzi resta comunque un termine di paragone 'scomodo' sia per Nicola Zingaretti e Francesco Boccia, da sempre agli antipodi dell'ex sindaco di Firenze, sia per Maurizio Martina, che assieme a lui formò il ticket dell'ultimo Congresso, quello del 2017, ma oggi sta provando a lanciare la propria leadership. Senza rinnegare il passato, ma con idee nuove. Come quella per superare il dl Sicurezza in fretta: "È inutile che Salvini pontifichi via social, con il suo decreto ci saranno 100mila nuovi irregolari in due anni, questi sono i fatti: quel decreto porta solo più insicurezza sulla pelle di tutti i cittadini ed è giusto contrastarlo" ecco perché "occorre lavorare alla raccolta firme per un referendum abrogativo". A partire dai mercati cittadini, dove vorrebbe riportare il suo Pd, in caso di vittoria alle primarie.

Prima, però, dovrà superare la concorrenza di Zingaretti, che nei sondaggi si conferma il candidato da battere. Il presidente della Regione Lazio, per conservare il suo vantaggio, punta sulla "comunità" e attraverso i social invita il partito a 'deporre le armi': "Da ora meno polemiche e più idee, meno rabbia tra di noi e più passione tra di noi, meno paura delle differenze e più scommesse sulla forza dell'unità". Un concetto che dalle parti del Pd, però, ha assunto sempre significati diversi da quello originale. E l'impressione è che il trend non sia mutato nemmeno per questo Congresso.

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