Pd, "Renzi ha deciso di dimettersi". Ma portavoce smentisce: "Non ci risulta"
Giallo sul futuro del segretario dem

Matteo Renzi, secondo quanto si apprende da fonti dello stato maggiore dem, avrebbe deciso di dimettersi da segretario del Pd. La notizia, tuttavia, non viene confermata dal portavoce del leader di partito. "A noi non risulta", dice Marco Agnoletti. Al momento non c'è stato nessun commento sull'esito delle elezioni da parte di Renzi, che è chiuso nel suo ufficio insieme ai suoi fedelissimi, tra i quali Maurizio Martina e Lorenzo Guerini, per decidere la strategia da seguire. Potrebbe quindi slittare il suo intervento previsto per le 17.

Per quanto riguarda la sfida per l'uninominale al Senato nel collegio Firenze 1, che vedeva il segretario dem contrapposto al leghista Alberto Bagnai per il centrodestra, l'esito appariva scontato a favore di Renzi. E le urne lo hanno confermato, assegnando all'ex premier il 43,89% con oltre 109mila preferenze, mentre a Bagnai sono andati poco più di 61mila voti, corrispondenti al 24,63%. Nicola Cecchi del M5S si è fermato al 19,95%. Ma il successo personale del segretario del Pd è una magra consolazione alla luce dei dati che segnano una netta sconfitta a livello nazionale.

"Non so cosa farà Renzi. Lo sapremo quando Renzi parlerà oggi pomeriggio. Penso che dobbiamo fare una riflessione seria su quello che è successo", dichiara sul punto Emanuele Fiano, che aggiunge: "E' una sconfitta evidente. Questa è la democrazia. Il popolo italiano legittimamente ha dato un giudizio negativo su di noi. Noi lasciamo un Paese migliore di quello che abbiamo preso in mano, ma questo non è servito a convincere la maggioranza degli italiani. Adesso si apre un periodo complicato perchè la maggioranza assoluta non ce l'hanno nè centrodestra nè M5S. Noi abbiamo i nostri problemi, ma anche il Paese ne ha uno. Mattarella dovrà poi indicare quale sarà la strada possibile per un governo". 

"Ci sono problemi materiali delle persone singole, come la povertà, che non hanno una soluzione che va con i tempi dei risultati economici - dice Fiano, intervenuto allo Speciale elezioni su Radio Cusano Campus, emittente dell'Università Niccolò Cusano - In secondo luogo ci sono problemi molto complessi, come il tema dell'immigrazione che sicuramente ha gonfiato il consenso della Lega che ha interpretato un sentimento di insoddisfazione su questo tema con soluzioni diverse da quelle che noi siamo riusciti a mettere in campo. C'è un'onda generale in Europa che ha colpito chi governa, lo abbiamo visto in Spagna, Germania e Francia. Ha vinto la radicalità della scelta del cambiamento. L'errore più grosso? Difficile dirlo. Penso molto al fatto che quello che succede al Pd oggi è quello che sta succedendo in tutta Europa. Mi è difficile parlare di errore. Non posso negare i numeri che vengono fuori da 5 anni di governo, il Paese è meglio di quello che abbiamo trovato noi".

Per Sergio Chiamparino, "non c'è dubbio che siamo di fronte a una sconfitta nostra e di tutta la sinistra, sia sul piano nazionale sia in tutto il Piemonte, a eccezione di qualche isola torinese, in cui il Pd si conferma la prima forza, e la coalizione si avvantaggia del consenso assai rilevante avuto dalla lista Bonino". Sul piano nazionale, aggiunge il presidente della Regione Piemonte, "mi sembra che si imponga l'apertura di una discussione congressuale, partendo ovviamente dall'azzeramento dei vertici. Il problema però non può essere solo questo o quel segretario o segretaria: il tema è in tutta evidenza - anche alla luce della crisi di tutta la sinistra europea - ritrovare l'identità e il programma di una sinistra che sappia governare guardando ai giovani, alla crescita e all'inclusione sociale".

"Un dialogo con il Pd senza Matteo Renzi? Intanto aspettiamo la notizia delle sue dimissioni e comunque noi vogliamo una convergenza sempre sui temi", è il commento dell'esponente M5S Danilo Toninelli.

 

 

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