Pd, Pittella: "Chi vuole accordo con M5S lo dica. Casa Dem è in Pse"
Un'istantanea del Partito demicratico scattata dal neo-senatore dem

 Il neo-senatore dem Gianni Pittella, già presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, prova a scattare un'istantanea del Partito democratico attraversato in questi giorni da correnti contrapposte tra chi vorrebbe un dialogo con i Cinquestelle e quanti, invece, ribadiscono un netto 'no' tanto al centrodestra quanto al M5S in vista di un possibile governo.


Senatore, dopo le aperture di Dario Franceschini, ora Andrea Orlando parla di 'dialogo doveroso' con il M5S. Sono posizioni differenti rispetto a quelle di Martina e Renzi?
"È politicismo. Se Orlando o qualcun altro vuole l'accordo con il M5S lo dica e si apra un dibattito. Finora, a parte Emiliano, non c'è stata nessuna proposta per una nuova linea politica rispetto a quella uscita dalla direzione e votata all'unanimità. Quando qualcuno proporrà qualcosa di diverso ne discuteremo. Finora non ho sentito né Franceschini né Orlando parlare di un'alleanza con i Cinquestelle. Dopo di che, non mi appassionano le discussioni su convocare o meno i gruppi parlamentari prima o dopo le consultazioni al Colle. Se fossero emersi degli elementi di novità rispetto alla direzione, sarebbe stato necessario, non mi pare sia così."

Insomma, cosa dovrebbe fare il Pd rispetto al governo?
"Il Partito democratico ne ha discusso ampiamente all'indomani delle elezioni: saremo minoranza costruttiva nel Paese. E questo perché ci sono differenze quasi abissali sul piano pragmatico tra il Pd e i due mezzi vincitori, M5S e Lega. Non saremo né aventiniani né quelli che boicottano: le proposte in contraddizione con il nostro programma le bocceremo, quelle che si avvicinano non le ostacoleremo"

C'è una frattura nel partito?

"No, non c'è nessuna tensione e nessuna febbre alta.  C'è una normale dialettica in un partito che è uno fra i pochi, se non l'unico, a potersi dire democratico. Finora si è lavorato in maniera unitaria. Piuttosto, perché non parliamo del comportamento gravissimo dei due mezzi vincitori delle elezioni che hanno occupato l'ufficio di presidenza, monopolizzando gli organi di controllo delle Camere?"
 

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