Pd, parte la sfida primarie: sei candidati. Ma i renziani restano senza bussola

In campo Martina, su cui converge solo la parte riformista dei sostenitori dell'ex premier, il ticket Ascani-Giachetti, a cui è stato concesso più tempo per regolarizzare le firme, Zingaretti, Boccia, Corallo e Saladino

Con la presentazione delle candidature alle primarie per la segreteria, i giochi all'interno del Pd sono iniziati. Si entra nel vivo della campagna elettorale, con gli schieramenti ancora nebulosi e con una grande confusione sotto il cielo. Perché, se è vero che l'area riformista dei renziani ha deciso, scegliendo il 'meno peggio', di appoggiare Maurizio Martina, un'altra parte si schiera con il ticket Ascani-Giachetti, che non si arrendono al tramonto del rottamatore.

A esplicitare la scelta e la logica anche ai più reticenti, ci hanno pensato in queste ore il 'pontiere' Guerini e Marcucci che stanno cercando di impedire il tana libera tutti, a questo punto inevitabile.

L'avanzata che doveva riversarsi su Martina, e bloccare la cavalcata di Zingaretti, non c'è stata. Quindi, salvo contestazioni, saranno sei gli sfidanti: in campo anche Francesco Boccia, Dario Corallo (il giovane salito agli onori della cronaca per aver attaccato il virologo Burioni) e Maria Saladino. Le ultime ore utili sono state però complicate. Ascani e Giachetti hanno presentato la raccolta di firme on line, scelta contestata. Per questo la Commissione ha deciso di dare tempo fino alle 18 di giovedì per mettersi in regola.

E anche se il dispiegamento delle truppe ha avuto una svolta con la candidatura del ticket, le posizioni in campo, e per il futuro, non cambiano. Martina, che continua a portare avanti il dialogo con l'esploratore renziano Guerini, fa appello all'unità e all'apertura, due concetti che per i renziani di ferro possono apparire in antitesi.

Ma l'ex segretario esplicita meglio la sua convizione in una nota congiunta nella quale parlano di "comune sfida ai nazionalpopulisti" e di una "riformismo radicale" che deve essere il "cuore dell'identita del partito contro ogni tentazione di ritorno al passato".

Zingaretti, invece, continua ad andare per la sua strada e a ribadire che bisogna cambiare tutto e "rinnovare il gruppo dirigente". Il governatore del Lazio fa di tre parole 'cambiare', 'unire', rinnovare' il suo vessillo. Ora si vedrà quale cambiamento e rinnovamento avrà la meglio il prossimo 3 marzo.

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