Pd, Martina: "Mi candido segretario per rilanciare il partito"
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Il Pd ritrova la compattezza a un soffio dalle consultazioni al Colle. Il partito sembra convergere sulla elezione di Maurizio Martina come segretario "con pieni poteri" all'assemblea del 21 aprile. Il passo in avanti del reggente è arrivato dopo una giornata trascorsa per lo più al Nazareno dove si sono intrattenuti anche il presidente Matteo Orfini e Gianni Cuperlo.

Sul nome di Martina potrebbero confluire tanto le diverse anime Dem che fanno capo ad Andrea Orlando e Dario Franceschini, quanto i fedelissimi di Matteo Renzi. D'altronde il reggente è stato voluto dallo stesso ex segretario - ragionano i renziani - non ci sono ragioni quindi per non appoggiarlo. L'intesa fra i due sembra esserci e il nome di Martina avrebbe l'effetto di depotenziare quanti sono pronti ad alzare gli scudi contro un candidato più in continuità con il precedente leader Dem, come potrebbe essere Lorenzo Guerini.

La candidatura di Martina infatti non dispiace alla minoranza né alla maggioranza del partito. Non solo, il segretario nel pieno delle sue funzioni avrebbe l'effetto di spostare più in là il congresso, dando al partito il tempo per ripartire. Insomma, con Martina segretario Renzi farebbe bingo: da un lato spunterebbe le armi di quanti vorrebbero un Pd 'derenzizzato' e dall'altro si assicurerebbe un giusto periodo di decantazione prima del congresso e delle prossime primarie dove ad aspettarlo potrebbero trovarsi quanti hanno rifiutato di sfidarsi il 21 aprile, da Matteo Richetti a Debora Serracchiani.

Chiare in questo senso le parole di Martina che fa della "missione del Pd" una questione collettiva. Lavorare "insieme a tanti" per ripartire con "determinazione, umiltà e audacia", è il metodo che si propone il reggente. E le priorità da cui intende partire per rilanciare il Pd sono i temi della giustizia sociale e una idea forte di partito come "comunità di destino".

 

Tutte questioni non sgradite dalla sinistra dem con cui Martina intende collaborare "nella convinzione profonda che si possa costruire la stagione del nostro rilancio" dopo la sconfitta del 4 marzo alle urne. Il partito si salda anche attorno ai contenuti. Il guanto di sfida lanciato da Luigi Di Maio è stato sdegnato tanto da Ettore Rosato - che invita il leader M5S a non usare il Pd per alzare la posta con la Lega e si dice convinto che un'intesa esiste già e coinvolgerà alla fine anche Forza Italia - quanto dal ministro Orlando che descrive le parole di Di Maio come "preoccupanti e inquietanti". Al Quirinale insomma il partito democratico sale come un sol uomo, sebbene la composizione a quattro - Delrio, Marcucci, Martina e Orfini - dove, però, ciascuno controlla l'altro.

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