Pd, Martina: "Impossibile confronto con M5s". Orlando contro Renzi: "Lo lasci lavorare o ritiri le dimissioni"
Il segretario dem reggente: "Finiscano con i tatticismi esasperati". Il ministro della Giustizia nel governo uscente all'indomani della riunione ristretta dell'ex premier con i fedelissimi

Scontro all'interno del Pd. Andrea Orlando, ministro della Giustizia nel governo uscente, attacca Matteo Renzi, l'ex segretario dimissionario dopo la batosta elettorale. "Deve decidere una cosa: se ritiene che la colpa della sconfitta elettorale non sia la sua, che sia la mia o dei cambiamenti climatici, allora può decidere di ritirare le proprie dimissioni e continuare a esercitare il mandato avuto dagli elettori. Se invece, come ha detto, si assume non dico tutta la responsabilità ma almeno una quota significativa e ne trae come conseguenza quella di arrivare alle dimissioni, allora deve consentire a chi pro-tempore ha avuto l'incarico di poterlo esercitare altrimenti non riparte un dibattito sereno, una ripresa di rapporti de Pd con la società italiana", ha detto Orlando dopo il Consiglio dei ministri a Chigi.

L'attacco arriva commentando la riunione ristretta di Matteo Renzi con i fedelissimi e i capigruppo del Pd, a cui non era presente il segretario reggente Maurizio Martina: "Credo che su questo si debba fare chiarezza e l'episodio di giovedì non contribuisce ad andare in questa direzione". Per Orlando "dopo un risultato così devastante come quello delle ultime elezioni una riflessione profonda è necessaria e non può esserci una rimozione di quel risultato, utilizzando la contingenza. Penso sia importante che le forze emerse vincitrici dal voto comincino a parlare dei programmi degli italiani e non solo di chi fa il premier altrimenti si rischia un effetto di scollamento tra la società e la classe politica - ha osservato Orlando - Il Pd, da par suo, deve mettere in campo un'agenda sociale perché quel voto esprime un enorme malessere a cui si deve dare una risposta". Dello stesso parere, il dem Gianni Cuperlo: "Non sono stupito, ma preoccupato. Non sono stupito perché, che esistono correnti e componenti nel Pd, è un dato oggettivo. Che esista una corrente renziana è altrettanto evidente alla luce della stagione che abbiamo alle spalle e d'altra parte bastavano le Leopolde per darne misura e consistenza - ha detto intervenendo a Omnibus su La7 - Ma alla luce della riunione che si è svolta giovedì, e lo dico con profondo rispetto nei confronti dell'ex segretario del mio partito di cui ho apprezzato l'atto di responsabilità e la presa d'atto della sconfitta con le dimissioni conseguenti, se Renzi ha cambiato idea e pensa di dover svolgere e assolvere un ruolo e una funzione politica di direzione in questa comunità anche dopo il 4 marzo, ha una via primaria: ritirare le dimissioni, presentarsi all'assemblea del 21 aprile e chiedere a quell'assemblea che si rinnovi la fiducia nella sua persona e nella sua leadership".

E sull'apertura di Luigi Di Maio al Pd ha detto: "Non si può fare una discussione come quella che si sta facendo adesso che si propone una equivalenza tra l'alleanza con il Pd e quella con la Lega: c'è un serio problema di proposta programmatica perché se si ritiene che si possa governare indipendentemente con gli uni o con gli altri vuol dire che si ha un programma troppo vago". Sulla questione è intervenuto anche Maurizio Martina: "Leggo che il capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle ritiene il Pd 'responsabile del fallimento delle politiche di questi anni'. È chiaro che queste parole dimostrano l'impossibilità di un confronto con noi. Finiscano con i tatticismi esasperati, con la logica ambigua dei due forni come se non contassero nulla i programmi e la coerenza ideale, e dicano chiaro se sono in grado di assumersi una qualche responsabilità verso il Paese".

Orlando sabato parteciperà al convegno 'Sinistra Anno zero', ma non all'iniziativa di Matteo Richetti su cui "non so che dire. Mentre sabato "Domani c'è un evento organizzato dai giovani della sinistra, del Pd e non solo, non è un momento correntizio ma di riflessione sul voto - ha aggiunto il ministro della Giustizia uscente - Credo sia utile farlo, tanto più perché il Pd ancora non ha promosso momenti di questo genere e se non si fa nel partito, facciamolo attorno al partito. Non lo viviamo come un elemento di competizione interna ma di riflessione utile". 

 

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