Pd, europee e segreteria le priorità di Zingaretti. Ipotesi Zanda tesoriere

Fondamentale anche il dibattito con le minoranze interne. E lancia il primo segnale politico: porte chiuse ai 5 Stelle

Il nuovo Pd di Nicola Zingaretti chiude le porte al Movimento 5 Stelle. Almeno ufficialmente, il neo segretario è stato chiarissimo nel primo scambio a distanza con Luigi Di Maio: Niente giochetti. Il terreno di scontro era il salario minimo, ma è comunque un segnale politico. Quello che non poteva ponderare il governatore del Lazio è l'attenzione che la sua vittoria alle primarie ha suscitato in una fetta (abbondante) della truppa pentastellata. Il messaggio di congratulazioni twittato da Roberto Fico dalla Russia non è passato inosservato. Sia al Nazareno, sia ai piani alti del Movimento. E nella base. Quella che non sarebbe affatto dispiaciuta dell'eventuale stralcio anticipato del contratto con la Lega, magari per riaprire un vecchio discorso con i dem.

Per chi ama le trame politiche, è meglio mettere subito in chiaro che questa entra nell'elenco delle soluzioni più estreme che possano esistere. Ma in politica nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Zingaretti ha chiesto ai suoi il tempo per riflettere sull'organizzazione del partito e della campagna elettorale per le europee, suo primo, vero banco di prova per la sua leadership. Una volta passata la data-spartiacque del 26 maggio, con la squadra a regime, si potrà ragionare di tutto il resto. A proposito della segreteria, i riflettori sono puntati soprattutto sul nuovo tesoriere, nomina molto delicata, vista la condizione non florida dei conti dem. Al posto di Francesco Bonifazi, il presidente della Regione Lazio avrebbe voluto Antonio Misiani, che aveva già ricoperto l'incarico durante la gestione di Pierluigi Bersani. L'offerta però è stata declinata: "È un mestiere complicato".

Nella rosa di nomi sul tavolo di Zingaretti (che ha chiesto formalmente il rinvio dell'approvazione della lista di senatori in Assemblea nazionale), prende quota quello di Luigi Zanda, nella scorsa legislatura capogruppo a Palazzo Madama e da anni punta di diamante dell'area che fa riferimento a Dario Franceschini. Il segretario non ha ancora preso una decisione definitiva, ma non vuole trascinarsi a lungo le nomine di peso. Come non vuole far passare troppo tempo prima di intavolare il discorso con le minoranze interne, primo tra tutti Maurizio Martina, che secondo uno studio di Ilvio Diamanti, è riuscito a intercettare consensi soprattutto tra i giovani. Già iniziato, invece, il 'tour' tra i possibili alleati per la ricostruzione di un campo largo del centrosinistra. Zinga, infatti, ha incontrato Emma Bonino, faro di +Europa. "Dopo molto tempo una bella occasione di confronto sul futuro dell'Europa, sulla democrazia e le future sfide elettorali". Il nuovo corso dem è già iniziato e anche nel M5S se ne sono accorti.
 

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