Pd, Damiano: "Tregua fragile, cambiata maggioranza. Aspettando Gentiloni"
La fotografia del partito dell'ex presidente della commissione Lavoro e membro della direzione

Cesare Damiano, ex presidente della commissione Lavoro e membro della direzione Pd, scatta una fotografia del Partito democratico dopo "il fatto nuovo" determinato nella direzione di giovedì e all'antivigilia delle consultazioni al Colle.

L'unità raggiunta in direzione è soltanto di facciata?
Nella direzione si è arrivati a un compromesso, potremmo dire a una tregua, resa possibile perché nella relazione Martina ha chiaramente parlato di cambio di passo, di discontinuità. Il reggente ha riconosciuto le gravi sconfitte del referendum e alle elezioni del 4 marzo; ha indicato l'esigenza di avere attenzione per gli ultimi e non soltanto per i primi, infine ha chiesto la fiducia per mettere fine a questa sorta di diarchia che ha visto convivere un segretario reggente con un segretario ombra.

Quello di Martina è un mandato a tempo con la data di scadenza fissata all'assemblea?
In direzione abbiamo raggiunto un compromesso fragile, considerando la frase non felice di Renzi dell'indomani perché l'apertura nei confronti del M5s non è stata suggerita da Martina o dalla minoranza ma da Mattarella. Noi abbiamo dato il nostro consenso e ritirato il nostro ordine del giorno di minoranza, verificato che anche l'ordine del giorno di Guerini venisse ritirato. Diciamo che di sicuro la tregua sancita in direzione verrà verificata quando ci sarà l'assemblea. Per quanto mi riguarda, Martina dovrebbe restare fino al congresso.

La direzione ha segnato una discontinuità?
Io concordo con Macaluso. La vecchia maggioranza congressuale renziana del 70 per cento non c'è più: ha una frattura al suo interno, come dimostrano gli interventi di Veltroni, Franceschini e Fassino.

In assemblea e fra senatori e deputati che maggioranza ha Renzi?
Matematicamente Renzi detiene ancora una larga maggioranza nei gruppi parlamentari fatti a sua immagine e somiglianza, ma ha una maggioranza minore rispetto a prima nell'assemblea nazionale. C'è poi però un peso delle opinioni politiche di antichi alleati che non sono più dalla parte di Renzi e questo ha un significato. Si è determinato qualcosa di nuovo.

Nicola Zingaretti ha lanciato il modello Lazio e 'l'alleanza del fare' per il Pd in vista delle prossime elezioni. Lo vedrebbe bene come segretario in futuro?
Zingaretti sarebbe un'ottima candidatura che supera il renzismo, ma io vorrei un candidato segretario che faccia soltanto il segretario. Prima di parlare di nomi però è necessario cambiare lo statuto del partito, ancora improntato su di un sistema bipolare ormai superato dai fatti. Occorre separare il ruolo di segretario da quello di candidato presidente del Consiglio e serve un albo degli elettori del centrosinistra all'americana.

Quando il congresso?
Diciamo entro fine anno.

Quante chances dà a un governo di tregua?
Mattarella ce l'ha messa tutta per pilotare una crisi difficile, ora gli restano poche alternative o il preincarico alla coalizione più votata o il governo del presidente o di scopo che per lo meno affronti la legge elettorale. Molto dipenderà da queste ore. Salvini, che è il leader che si è mosso meglio, sta tentando di riacciuffare il M5S, tentativo che vedo molto disperato. A questo punto mi pare più gettonabile l'ipotesi di un incarico da parte del Presidente della Repubblica e mi pare sicuro che non saranno né Di Maio né Salvini, salvo sorprese. Penso in ogni caso che sarà un governo di corto respiro, un governo che ci porterà al voto anticipato.

Il Pd dovrebbe sostenere un governo di tregua con il centrodestra ma senza M5S?
Non farei questo regalo al Movimento 5 Stelle. Il governo di tutti o è con tutti o non è. E la direzione mi pare abbia deciso in questo senso.

Il dialogo con il M5s è soltanto rinviato alle prossime elezioni, è d'accordo con Franceschini?
Un dialogo andrà fatto con i Cinquestelle, anche se Di Maio persegue la politica dello 'stop and go', prima istituzionale poi populista. Ma non mi faccio illusioni, quando si entra in clima elettorale il dialogo va nel cassetto ed esce fuori il randello.

Gentiloni dovrebbe essere più presente nel Pd in questa fase?
Ho incontrato Gentiloni qualche tempo fa e mi ha detto: 'I romani mi chiamano er moviola'. Ecco, secondo me è giusto che svolga questo ruolo adesso, stia acquattato. Penso che a un certo punto potrà dare un contributo importante per il cambio di passo nel partito.

Chi ha 'vinto' giovedì in direzione, Renzi o Martina?
A differenza di quanto è stato scritto, a me non pare assolutamente che abbia vinto Matteo Renzi. Ora Renzi dovrebbe fare quello che ha detto: il senatore semplice. E soprattutto, pur avendo ovviamente diritto di parola, dovrebbe lasciar fare al reggente, senza interferire con un ruolo ombra.

Crede che i renziani siano disposti ad appoggiare un governo di centrodestra, senza M5S?
Non faccio come Renzi che ci ha accusati di volere un accordo politico con il M5S, quindi no, non lo penso. E, in ogni caso, farò di tutto per evitarlo.

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