Teresa Bellanova
Pd, Bellanova: "Io candidata? Valuterò. Congresso bagarre tra nomi d'apparato"

La senatrice renziana, la più applaudita alla Leopolda, parla del governo e della corsa congressuale dem dominata da soli uomini

Teresa Bellanova, la più applaudita alla Leopolda e al centro di un giallo sul ticket con Marco Minniti, spiega a LaPresse cosa ne pensa del Governo, ma anche della corsa congressuale del Pd, dominata da soli uomini. È sulla propria candidatura, caldeggiata da molte donne - e non solo - all'interno del partito, la senatrice renziana replica con un "non è all'ordine del giorno, ma valuterò".

Senatrice Bellanova, oggi l'Europa boccia la Manovra. Lei aveva detto che la priorità per il Pd avrebbe dovuto essere concentrarsi sulle elezioni europee. E' ancora di questo avviso?
"L'ho detto perché consapevole della delicatezza e problematicità dello stato dell'arte. Una situazione difficile da affrontare, se il Governo continuerà ad alimentare un conflitto permanente. Sia ben chiaro: a me l'Europa com'è adesso non piace. Il che non autorizza assolutamente né una guerra pregiudiziale, prepotenze e aggressiva, come quella del Governo, né una manovra in deficit che non darà i risultati attesi e graverà su cittadini, imprese, Mezzogiorno, in modo devastante".

Nel frattempo il Pd non sembra aver guadagnato tranquillità dalla discesa in campo di Minniti. Sei, forse sette, candidati alla segreteria Pd e neanche una donna. Qualcosa non va nel partito?
"Direi che la confusione è ancora grande, e non sempre questa è una buona notizia".

Finora soltanto segretari uomini, è andata bene ma non benissimo. È tempo di una donna ai vertici?
"È tempo di un partito veramente plurale e capace di rispecchiare la complessità dei corpi sociali e delle istanze di genere. E dubito che pantheon esclusivamente maschili riescano a ricostruire, veramente, quella relazione, con il nostro popolo e con la parte di paese che ci ha voltato le spalle, di cui tutti avvertiamo il bisogno".

Le donne sono poco rappresentate fra i dirigenti Dem. Lei crede ci sia troppa divisione in correnti anche tra le democratiche o le politiche donne vengono trattate sempre come 'seconde'?
"Dico: è ora di smetterla con una visione ancillare delle donne, purtroppo predominante. Perché è come minimo contraddittorio affermare di sostenerne i percorsi di autodeterminazione e di affermazione in tutti i gangli sociali se poi non siamo capaci di farlo al nostro interno".

Dunque, se le venisse richiesto - ancora oggi - da un numero sufficiente di iscritti o di politici del partito, lei sarebbe disposta a schierarsi in prima linea?
"Non è all'ordine del giorno, valuterò quando saranno chiare le regole. Il mio impegno è lavorare con grande determinazione intorno ai punti programmatici che ritengo fondamentali. Per un partito riformista e plurale, di donne e di uomini, capace di parlare al Paese a partire dal lavoro svolto in questi anni al Governo per portare più avanti, molto in avanti se ne siamo capaci, l'opzione riformista in Italia e in Europa".

 

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