Pd, appello di Martina all'unità. Corallo fa ricorso contro Giachetti

Col rischio rinnovato di scissioni e defezioni, la sfida ad allargare il campo sembra davvero sempre più in salita

Non si sprecano gli appelli all'unità del partito che arrivano, a parole, dai diversi candidati alla segreteria del Pd. Ma, all'atto pratico, i Dem continuano nella vecchia tradizione della guerra intestina.

A dar fuoco alle polveri è Dario Corallo che annuncia di aver presentato ricorso alla Commissione di garanzia contro la candidatura di Roberto Giachetti (in tandem con Anna Ascani), colpevole di aver consegnato solo 1.408 sulle 1.500 firme necessarie.  Di fatto, le mancanti sarebbero state comunque presentate anche se in formato digitale. "Il motivo che ha spinto la Commissione ad ammetterne la candidatura, stando alla delibera, è perché 'lo Statuto è improntato allo spirito di partecipazione'. Se le cose stanno così, perché allora costringere i candidati a una raccolta firme?", si chiede il più giovane aspirante alla segreteria Dem. Il regolamento, gli ricorda Giachetti, pubblicando su Facebook una foto con molti fogli contenenti le firme, "prevede un limite di 2000, ne abbiamo presentate 1978. Di queste sono state considerate valide 1568, corredate da originali pervenuti da ogni parte d'Italia". E nel botta e risposta via social si inserisce anche l'altro candidato, Francesco Boccia, che consiglia a Giachetti di "non prestarsi a certi giochetti", nel caso in cui la sua discesa in campo fosse voluta da 'qualcun altro'. L'appello di Boccia, che ha presentato la nuova piattaforma Hackitaly "per sfidare nel merito la piattaforma Rousseau", è che il congresso riesca a far tornare a casa tutti quei militanti "che sono andati via perché il Pd non ha più saputo dare risposte o ha preferito un centro commerciale a una scuola".

I toni sono quelli da campagna elettorale in vista delle primarie del 3 marzo anche se a nulla valgono gli sforzi dell'ex segretario Maurizio Martina, candidato in tandem con Matteo Richetti, a parlare di un "noi" invece che di un "io". Evitare dunque gli errori di un sempre evocato Matteo Renzi, il cui eventuale nuovo partito finirebbe solo per indebolire il Pd, secondo il risultato di un sondaggio realizzato da Ipsos. Il 6,1% seguirebbe l'ex premier: voti che arriverebbero in gran parte appunto dal Partito democratico (il 73%, ovvero quattro nuovi elettori su 5), dagli astenuti, da Forza Italia e Noi con l'Italia (8%). "Ma non credo" che voglia però creare un nuovo partito, sostiene Martina, presentando a Milano insieme a Richetti la sua mozione congressuale. Nessuna logica "renziani-antirenziani" che  non interessa a nessuno e che non serve, ma trovare la forza nella pluralità delle voci. Perché "La sinistra o è unità o non è".

Ma con i renziani in libera uscita, come dimostra anche l'adesione di Cristiana Alicata (ex dirigente Pd renzianissima e indicata dall'ex premier nel cda di Anas) a +Europa, la sfida alla coesione sembra cambiare obiettivo. Al di là della scelta di un segretario, la vera battaglia sarà quella di raccogliere, a primarie avvenute, sotto lo stesso ombrello almeno qualcuno degli sconfitti. Insomma, col rischio rinnovato di scissioni e defezioni, la sfida ad allargare il campo sembra davvero sempre più in salita.
 

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