Pd, alleanza con M5S e agenda "sociale". Malumori in conclave
Pd, alleanza con M5S e agenda "sociale". Malumori in conclave

Franceschini: "Va tenuta aperta una prospettiva politica con i Cinque Stelle"

Stabilizzare l'azione del Governo, aprire una "fase 2" che consenta ai giallorossi di andare avanti fino al 2023 e gettare le basi per "un'alleanza" vera, che non sia più solo un'unione a freddo, per natura instabile, tra ex avversari. La prima giornata del "ritiro" Pd nell'abbazia del San pastore, tra Contigliano e Greccio, nelle campagne reatine, riporta la bussola verso una strada già tracciata. È Dario Franceschini, capodelegazione dem al Governo, a ribadire la rotta. "Va tenuta aperta una prospettiva politica con i Cinque Stelle perché dobbiamo fare in modo che vangano di qua, nella costruzione di questo campo. Ma vi pare normale che dobbiamo essere felici nel giusto, ma minoranza? Dobbiamo allargare il campo. Non possiamo fermarci perché loro dicono no a un'alleanza", mette in chiaro. La platea, gelida per le temperature quasi sotto zero nella grande sala della plenaria, non si scalda in troppi applausi. I parlamentari spesso vivono quotidianamente, in aula o nelle commissioni di Camera e Senato, "i mille distinguo e a volte le angherie" dei colleghi pentastellati. Il ministro della Cultura non demorde: "Sulla prospettiva politica devono fare una riflessione loro ma la dobbiamo fare anche noi - insiste - i limiti, da capodelegazione, io li vedo più di chi è fuori". Di qui l'avviso agli alleati: "Questo Governo va avanti solo se il Pd lo sente come proprio, anche come incubatore di una alleanza politica", la sottolineatura. La linea è condivisa anche da Andrea Orlando: "L'orizzonte è una alleanza politica con il Movimento 5 Stelle anche dopo il voto, ma è essenziale che questa alleanza si basi su obiettivi politici e programmi non improvvisati e non velleitari", mette in chiaro.

È sul "posizionamento" del Pd, poi, che Franceschini "spiazza" un po' i suoi. Il ministro della Cultura si concentra sul concetto di "protezione sociale", descrivendo sicurezza, tasse e taglio ai costi della politica come "terreni già occupati". "Bene la protezione, ma serve anche la crescita sostenibile e dobbiamo ridurre le tasse", replica Pier Carlo Padoan. "Bene garantire l'uguaglianza dei punti di partenza, ma contesto il partito che tutela quella dei punti di arrivo, puntiamo alla crescita", gli fa eco Lorenzo Guerini, che invita Zingaretti a non riscrivere la storia Ds ma guardare al futuro. Stupisce anche il passo mosso dal capodelegazione dem verso gli alleati su un terreno molto caro a Luigi Di Maio e compagni. Il reddito di cittadinanza, scandisce, "forse è stato fatto in modo sbagliato, si può correggere e migliorare, ma una nostra battaglia contro sarebbe difficile da capire". È una sponda importante per i pentastellati, specie se offerta nel momento in cui Matteo Renzi si prepara a sferrare uno scontro frontale contro "l'assistenzialismo". Per il mediatore dem, anche la nuova legge elettorale segna un punto a favore di un potenziale nuovo bipolarismo, che al Nazareno intendono a tutti i costi ritrovare per essere realmente competitivi con la destra di Matteo Salvini.

"Se andiamo verso un sistema proporzionale al 5% nessuno da solo vincerà le elezioni e quindi si porrà il tema delle alleanze e quindi te lo prepari prima, non che lo costruisci il giorno dopo esserti scannato. Io credo che con il proporzionale più che con il maggioritario ci può essere ancora di più una vocazione maggioritaria del Pd", azzarda.

Nicola Zingaretti, seduto in prima fila, annuisce. Il segretario condivide la necessità di allargare il campo e da sempre si spende perché all'interno della coalizione di Governo gli alleati ripongano nel cassetto fughe in avanti e bandierine. Dal Pd verrà energia positiva per la nuova stagione del Governo, è la linea. Il leader, però, ma non intende abdicare sui temi chiave. Nell'agenda di Conte ci dovrà essere la revisione dei decreti Salvini, "si parte dalle osservazioni del presidente della Repubblica" prevista dal programma, "poi sarà il Parlamento a decidere". Il partito, avverte, "è unito e proporrà scelte nette". A influenzare, per forza di cose, però, l'agenda dei giallorossi sarà il voto in Emilia Romagna. In base a chi vincerà, Zingaretti deciderà come declinare il suo "cambio tutto". Fino al 26 si naviga a vista.

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