Piange Sestriere: "Perdere i Giochi è un disastro. Speriamo prevalga il buonsenso"

Intervista a Giovanni Brasso patron della società che gestisce gli impianti della Vialattea. "Torino poteva dare un contributo importante. Assurda la polemica nominalistica tra le città"

"Sono rammaricato. Le Olimpiadi sono un evento che ti proietta nel mondo e ti dà grandissima visibilità. Tutti sanno cosa quanto nel 2006 hanno portato a Torino e alle sue montagne". Giovanni Brasso, patron della Sestrieres spa, la società che gestisce gli impianti di risalita e di innevamento artificiale del comprensorio della Vialattea, non nasconde la delusione dopo la notizia di una possibile esclusione di Torino dalla candidatura per i Giochi del 2026. Tutti, compreso Brasso e i sindaci delle valli, davano per certo il cosiddetto 'tridente' Milano-Torino-Cortina. "Sono profondamente stupito di quello che sta succedendo, al di là del nome che si metterà davanti o dietro, che è cosa trascurabile", precisa a LaPresse. "Nel terzo millennio - sbotta - non si può basare una scelta così importante sul nome che va davanti".

A oggi sia il governatore Zaia sia il presidente del Coni Malagò hanno pregato la sindaca Appendino di ripensarci. Il suo appello?
"Io spero solo che il buonsenso prevalga. Pensavo che Torino, per quello che ha già, fosse in condizione di dare un contributo importante. Pensavamo di avere le carte in regole per fare qualcosa di moderno, di rispettoso dell'ambiente, a basso costo dato che il 70% degli impianti lo abbiamo già. Nel terzo millennio non si può basare una scelta così importante sul nome che va davanti, bisogna guardare oltre, alla visibilità del territorio e alle opportunità. Far saltare un progetto del genere per discutere su chi chi mette il nome prima è cosa d'altri tempi".

Quanto costerà questa defezione a Torino e all'indotto?
"È indiscutibile l'apporto che un'Olimpiade dà al territorio. Basti solo pensare che negli anni successivi al 2006 il Piemonte era diventata una regione conosciuta nel mondo, mentre prima pochissimi sapevano dove fosse. Noi, come Vialattea ad esempio, abbiamo ancora l'85% della clientela straniera in alta stagione e parte di questa è ancora merito di un effetto trainante delle Olimpiadi. I Giochi ci hanno fatto capire che esiste un'economia alternativa all'industria, e questo non ha prezzo".

Ma in numeri come si traduce?
"E' difficile fare una previsione ma, in base alla mia esperienza, posso dire che un evento della portata delle Olimpiadi è capace di far aumentare del 10-15% il flusso turistico nei due-tre anni successivi. E di conseguenza, questo dato si porta dietro anche quello di una crescita economica analoga sul territorio".

Oltre al turismo si parla anche di una mancata opportunità in termini occupazionali...
"Io cito solo i nostri dati standard in alta stagione: nel nostro comprensorio lavorano 360 persone, ma come minimo sono 3-4 mila gli addetti che lavorano 'sulla neve'. Uno studio dell'Università degli Studi di Torino rivela che per ogni euro speso negli impianti di risalita circa altri 10-12 euro vengono spesi sul sistema economico di prossimità. E fra noi e Bardonecchia fatturiamo quasi 40 milioni di euro. Il calcolo con un'Olimpiade è presto fatto".

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