Nuovo governo e legge elettorale priorità dei veltroniani

Roma, 10 ott. (LaPresse) - "Da mesi diciamo che siamo in emergenza e serve un governo di emergenza e serve ora. La calma dei mercati è apparente. Il Paese non può permettersi altri 6-7 mesi di Berlusconi, di un Parlamento che si occupa dei suoi problemi giudiziari, di un presidente del Consiglio che non ha trovato il tempo per andare in India e in Brasile in questi anni, ma ha trovato il tempo di andare in Russia al compleanno del suo amico Putin". Così Paolo Gentiloni nel suo discorso di apertura del convegno dei Modem a Roma, lancia la pietra nello stagno, invocando per primo, nella giornata di oggi la necessità di un governo di transizione. Dopo di lui lo faranno tutti i big dell'ala veltroniana del Pd, inclusi il capogruppo democratico alla Camera, Dario Franceschini.

I paletti che tutti quanti fissano sono gli stessi: governo di transizione subito che faccia le riforme e la legge elettorale. "Credo si debba spiegare al Paese che la proposta di un governo di transizione non è paura di elezioni, ma un atto di responsabilità verso il Paese", spiega Franceschini che avverte: l'ipotesi di un governo di transizione "non può rimanere in piedi all'infinito, ma fino a Natale". La ragione? Perché se a fine anno la Consulta si pronuncerà per l'ammissibilità del referendum sarà la destra a spingere per elezioni anticipate e sfruttare il 'porcellum'.
Per Franceschini serve "un governo guidato da una grande personalità apprezzata a livello internazionale, sorretto da una larga base parlamentare, che faccia sostanzialmente due cose: adotti misure strutturali, di cui ognuno di noi si prenda la responsabilità e anche il merito, e la legge elettorale". "Su questo - si affrettaa sottolineare - il partito è unito".

Franceschini afferma che nel post Berlusconi bisognerà "ricostruire un Paese nel suo patrimonio di valori. Questo lavoro di ricostruzione non può farlo solo una parte del Paese, ma una coalizione più larga possibile fatta dalle forze che stanno all'opposizione oggi, perché si devono ricostruire regole condivise e lo deve fare un arco largo di forze". "Bisogna - spiega Franceschini - portare il nostro campo, quello della foto di Vasto, verso il centro per un governo di transizione e un'alleanza costituzionale per le prossime elezioni". "Serve - conclude l'esponente democratico - una stagione in cui non dividerci". Una visione comune sembra averla anche Marco Follini, secondo il quale, con i distinguo del caso, mentre "scorrono i titoli di coda della stagione berlusconiana" nel Pd il tema delle alleanze "viene evocato", "ma la differenza fra il nuovo Ulivo o la vecchia Unione io non l'ho trovata".

"Vasto - sottolinea - io lo leggo così: é il modo più sicuro per restituire a Berlusconi gli elettori che se ne stanno andando". "Noi abbiamo vissuto per 15 anni con l'uomo nero, ora si spera che l'uomo nero stia lasciando il campo". Il vicesegretario del Pd Enrico Letta, alludendo al rapporto di subalternità politica che il centrosinistra si è costruito in questi anni di berlusconismo, nel corso del suo intervento ammonisce il centrosinistra a prestare "attenzione a non cercare un nuovo uomo nero" indicando in questo ruolo "i cattivi banchieri centrali o i tecnocrati europei". "Non siamo qui per fare 'gli sgommati 2, la vendetta' e per dire 'via Bersani'. Chi lo dice non ci ha capito nulla. Non é questa la nostra finalità, ma abbiamo un obiettivo più ambizioso". Spiega Beppe Fioroni chiarendo che l'obiettivo della riunione della corrente 'veltroniana' del Pd é quello di dare "un contributo d'amore al partito" con un'apertura alle anime cattoliche che si riuniscono il 17 ottobre a Todi, dandogli modo di guardare verso il partito democratico, "perché loro non guardano verso di noi".

Le aperture al centro invocate da Franceschini e Fiorono trovano d'accordo anche Walter Veltroni che ribadisce il leit motiv della giornata: governo di transizione, perché "la situazione è insostenibile". "Penso che la situazione del Paese - dice Veltroni - sia talmente rischiosa, tale che ci é richiesto di trovare una soluzione nell'immediato poiché non possiamo andare ad elezioni con questa legge elettorale". "Serve un governo - spiega ancora l'ex sindaco di Roma - con una guida autorevole in Europa che realizzi 3-4 cose: le riforma e il cambio della legge elettorale in modo che si vada a votare nel 2013 con un centrosinistra e un centrodestra di tipo europeo". Serve un governo di transizione "altrimenti andremo in contro ad una campagna elettorale selvaggia" che "non da governabilità". Per l'ex segretario democratico "se cominciassimo a parlare adesso di elezioni e primarie indeboliamo la prospettiva di un governo di transizione mentre occorre concentrarsi su questo". Cavalcando il ricordo a Steve Jobs, con il quale è stata aperta la convention, Veltroni ha virato sul tema della leadership: "Un vero leader è capace di dire cose non accadute, ma prima del tempo", ma ha voluto concludere tranquillizzando il segretario del Pd Bersani: "Non mi piacciono le correnti. Modem non è una corrente del Partito democratico. Non farei mai a Bersani quello che hanno fatto a me, non lo faccio e non l'ho mai fatto".

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