Nessun accordo fra i capigruppo sulle riforme. Grasso: tentativi di mediazione vani

Roma, 29 lug. (LaPresse) - In conferenza dei capigruppo non si è raggiunto nessun accordo tra maggioranza e opposizione sul ddl Boschi. Lo ha fatto sapere il presidente dei senatori Ncd, Maurizio Sacconi, al termine della riunione. Si va avanti quindi come stabilito precedentemente. "Abbiamo perso tempo - ha spiegato Sacconi -. Non c'è nessuna disposnibilità da parte di Sel e M5S a modificare il comportamento in Aula. Ora torniamo in Aula e ricominciamo a votare dall'art.1, auspicando che la presidenza consentirà di concentrare la discussione sui temi che meritano approfondimento".

GRASSO: TENTATIVI DI MEDIAZIONE VANI - "Devo con rammarico comunicare che sia la capigruppo, sia la sospensione che ne è seguita, hanno dato esito negativo, riprendiamo quindi con le votazioni", ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, annunciando in aula l'esito della riunione dei presidenti dei gruppi di palazzo Madama. "I tentativi di mediazione che sono stati vani - ha aggiunto - io ritengo di avere fatto tutto il possibile, ma devo prendere atto con rammarico che si devono riprendere le votazioni".

PROPOSTA CHITI NON SBLOCCA ACCORDO - Stamattina neanche l'apertura dei dissidenti del Pd ha sbloccato l'impasse in Senato sul disegno di legge che riforma il Senato e il Titolo V della Costituzione. Dopo un'ora di discussione infatti la conferenza dei capigruppo si è sciolta con un nulla di fatto, senza pronunciarsi sulla proposta di Vannino Chiti (Pd) che chiede una riduzione degli emendamenti presentati (sono circa 8000 quelle depositati al ddl Boschi, ndr.) e il voto finale a settembre. Il presidente Pietro Grasso infatti ha aggiornato i lavori dell'aula alle 15, riconvocando una nuova riunione dei capigruppo alle 14.45. Una pausa di riflessione, hanno spiegato alcuni senatori, che sarebbe dovuta servire anche a mettere in campo tutte le forze disponibili, compresi i relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, per cercare una mediazione capace di centrare l'obiettivo della riduzione delle proposte di modifica depositate.

Ad apertura dei lavori infatti, il cosiddetto capo dei dissidenti Dem Chiti ha presentato all'assemblea la possibilità di "non disperdersi in migliaia di emendamenti ma di concentrare il tempo a disposizione prima dell'8 agosto per illustrare le varie posizioni su emendamenti fondamentali, discuterne con i relatori e quindi votarli. Poi nella prima settimana di settembre fare le dichiarazioni di voto e il voto finale". Proposta già circolata ieri con il benestare del premier Matteo Renzi e accolta favorevolmente questa mattina anche da Forza Italia e da Ncd. Di tutt'altra opinione invece il Movimento 5Stelle e Sel. Quest'ultimo pur dichiarandosi "disponibile" ha chiesto che per ritirare gli emendamenti ci sia la sicurezza che non esistano più vincoli soprattutto in merito al patto del Nazareno.

Nessuna apertura invece dai senatori pentastellati, che hanno confermato di non voler ritirare le 200 proposte di modifica e di essere "pagati" anche per lavorare di notte. La stessa Lega Nord ha detto 'no' alla proposta di mediazione "nessun accordo, servono risposte concrete dal governo e poi decidiamo il percorso - ha spiegato il capogruppo Centinaio - In caso contrario grazie e arrivederci, noi rinunciamo a fare le ferie". Il 'no' delle opposizioni, che hanno presentato circa 6000 emendamenti, ha scatenato il ministro Boschi che in aula ha ricordato che "il governo non può sottostare a un ricatto ostruzionista".

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