Napolitano: Valuterò sostenibilità mio incarico

Roma, 16 dic. (LaPresse) - Giorgio Napolitano valuterà se il suo incarico di presidente della Repubblica sia ancora sostenibile per lui. Lo ha annunciato concludendo il suo intervento alla cerimonia per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alte cariche dello Stato al Quirinale. "Nel ringraziare il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni per la fiducia largamente accordatami - ha detto - ebbi modo di indicare inequivocabilmente i limiti entro cui potevo impegnarmi a svolgere ancora il mandato di presidente". "Di quei limiti credo abbiate memoria ed io doverosamente non mancherò di rendere nota ad ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dall'alto e gravoso incarico affidatomi".

"CONTRO DI ME SPUDORATO ROVESCIAMENTO DELLA REALTA'". "Un anno fa - ha ricordato Napolitano - nella stessa occasione che ci vede oggi riuniti alla vigilia dell'inizio del 2014, volli accomiatarmi da voi nell'imminenza della conclusione del mandato presidenziale. Chiarissima era la mia convinta e motivata predisposizione a quella conclusione. E non c'è tentativo di spudorato rovesciamento della verità - ha aggiunto - che possa oscurare quel mio atteggiamento o far dimenticare la pressante sollecitazione che venne a me rivolta da opposte forze politiche partecipi di una drammatica condizione di impotenza politica a eleggere il mio successore".

"MASSIMA ATTENZIONE ALLE RAGIONI DELLA PROTESTA". Il capo dello Stato ha dedicato una lunga parte del suo discorso alla crisi e alle proteste di questi giorni dei forconi. "La massima attenzione - ha detto - va data a quanti non sono raggiunti da risposte al loro disagio: categorie, gruppi, persone, che possono farsi coinvolgere in proteste indiscriminate e finanche violente, in un estremo e sterile moto di contrapposizione totale alla politica e alla istituzioni". Bisogna poi tenere conto, ha proseguito, che "il malessere sociale si esaspera nel confronto con i fenomeni di corruzione o insultante malcostume che si producono nelle istituzioni politiche, anche a livello regionale e negli apparati dello Stato, così come con ogni sorta di comportamenti volti a evadere o alterare l'obbligo della lealtà fiscale".

"MIRIADE DI IMPRESE CONDANNATE A SOCCOMBERE". In ogni caso, ha sottolineato, "questioni vitali sono certamente quelle con cui si sono confrontate una miriade di imprese condannate a soccombere o ancora oggi sull'orlo del collasso, masse di lavoratori costrette alla cassa integrazione o esposti alla perdita del lavoro, un'altissima percentuale di giovani chiusi nel recinto di una disoccupazione ed emarginazione avvilente". "Il Governo - ha aggiunto - registra in questo momento con comprensibile soddisfazione l'arresto della caduta del Pil, ma la recessione morde ancora duramente, e diffusa appare la percezione della difficoltà ad uscirne pienamente, a imboccare la strada di una decisiva ripresa della crescita".

"STABILITA' NON E' VALORE IN SE'". Anche per questo, ha continuato, "la stabilità non è un valore se non si traduce in un'azione di Governo adeguata". D'altra parte, però, ha precisato, "non c'è nulla che assomigli a una concessione all'inerzia e all'inefficienza, nella preoccupazione di evitare un cieco precipitare verso nuove elezioni a distanza ravvicinata dalle precedenti".

"RIFORME SONO VITALI PER NOSTRA DEMOCRAZIA". Sopra ogni altra cosa, ha continuato il capo dello Stato, all'Italia servono le riforme. "Riforme come quelle del superamento del bicameralismo paritario - ha spiegato - dello snellimento del Parlamento, della semplificazione, in chiave di linearità e di certezza dei tempi, del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V varato nel 2001 sono ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico, per il successo di ogni disegno di rinnovato sviluppo economico, sociale e civile del nostro Paese nel tempo della competizione globale".

APPELLO A FORZA ITALIA E AL M5S: "CONTRIBUISCANO ALLE RIFORME". Perciò, ha continuato, "oggi vorrei rivolgere uno schietto appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata dal presidente Letta, perché quella rottura non comporti l'abbandono del disegno di riforme costituzionali". "La ricerca della più larga convergenza" per quel che riguarda le riforme costituzionali "in Parlamento, resta sempre uno sforzo da compiere, e non ha nulla a che vedere con il concordare o il contrastare larghe intese o grandi coalizioni di Governo", ha precisato. "Mancare anche questa volta l'obiettivo della revisione della seconda parte della Costituzione - ha aggiunto - sarebbe fatale per il rilancio delle potenzialità e del progresso della nazione". Poi si è rivolto anche al Movimento 5 Stelle, invitandolo a "contribuire alle riforme".

"BERLUSCONI NON PUO' PARLARE DI IMMAGINARI COLPI DI STATO". Il capo dello Stato non ha poi rinunciato a un passaggio sulla questione della condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi per la vicenda dei diritti tv Mediaset. "Non ignoro - ha detto - l'effetto traumatico che ha avuto sul quadro politico la sentenza di condanna definitiva pronunciata dalla Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi, per il ruolo di primo piano che egli ha svolto per un periodo notevolmente lungo della vita politica e istituzionale del Paese". "Sempre e dovunque negli stati di diritto - ha aggiunto - non può che riaffermarsi il principio di divisioni dei poteri e quindi del rispetto da parte della politica delle autonome decisioni della magistratura". "La severità - ha continuato - delle sanzioni e la riluttanza a prenderne atto non autorizza a evocare immaginari colpi di Stato o oscuri disegni". Napolitano ha parlato di "estremizzazioni" che "non giovano a nessuno e provocano guasti nella vita democratica".

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