Napolitano e la larga intesa che non c'è

Roma, 2 nov. (LaPresse) - La "larga condivisione delle scelte che l'Europa, l'opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall'Italia" auspicata ieri dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non c'è. In un quadro economico così critico per il Paese il capo dello Stato, come annunciato ieri nella nota frutto dell'ennesimo disastro nei mercati europei, ha espletato il proprio dovere di verificare "le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva" e da parte delle opposizioni la risposta è stata quasi ovvia: con Berlusconi alla guida del governo non si tratta più. Nel pomeriggio tutti i rappresentati dei gruppi politici di opposizione del Parlamento sono saliti al Colle, dove Napolitano ha sondato disponibilità e indisponibilità nei confronti delle misure che il Cdm di questa sera si appresta a varare, per uscire dalla drammatica crisi economica.

In sintesi il presidente ha chiesto a leader e capigruppo se c'è la volontà di appoggiare le decisioni dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. I primi a varcare le porte del Quirinale sono stati i rappresentanti del Terzo Polo, con in testa il leader Pier Ferdinando Casini. Lapidaria la risposta del centrista che ha espresso al capo dello Stato l'indisponibilità ad appoggiare misure economiche inutili "se non si risolve contemporaneamente il problema della credibilità, ormai azzerata, del presidente del Consiglio". Il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, non si è allontanato di molto.

Durante il colloquio con Napolitano, a cui erano presenti Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, il presidente dell'Assemblea Nazionale, Rosy Bindi, e il Vice Segretario Enrico Letta, Bersani ha confermato la disponibilità del Pd "ad assumere la propria responsabilità in un governo di transizione e di emergenza che sia in grado di predisporre con credibilità interna e internazionale misure efficaci e adeguate alla gravità della situazione". Insomma Terzo Polo e centrosinistra non hanno nessuna intenzione di appoggiare il governo come hanno fatto ad agosto per la manovra anticrisi. E se le voci sulla richiesta avanzata ieri nel vertice interministeriale dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, fossero vere, anche il titolare del Tesoro avrebbe espresso nell'incontro al Colle la necessità di un passo indietro da parte del premier.

A domani fissati invece i colloqui con il segretario del Pdl Angelino Alfano, che sarà accompagnato dal capo dello Stato dai capigruppo, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Non è escluso che nella stessa giornata di domani vengano convocati i vertici di Lega e Popolo e territorio.

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