Monti: Nuova manovra? Dipende da chi vince. E' polemica

Roma, 28 gen. (LaPresse) - Una nuova manovra non servirà, purchè il risultato elettorale sia quello giusto. Il messaggio lanciato stamane dal premier Mario Monti, ospite di La7, ha fatto infuriare tutti. "Se nel 2013 - dice Monti - il Pil va peggio di quanto era previsto tempo fa, questo è negativo, ma non porta necessariamente una nuova manovra. Quindi la escludo. Naturalmente non escludo niente in certi casi di esito del voto".

MONTI: "TAGLI A IMU, IRAP E IRPEF". Nel corso dell'intervento Monti annuncia poi anche tagli su Imu, Irap e Irpef. L'esordio è proprio sull'Imu e il premier annuncia subito l'intenzione, se sarà ancora lui a governare, di attuare una riduzione entro il 2013: "Lo faremo accrescendo la detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro - spiega - introdurremo poi anche delle detrazioni, tra i 100 e i 200 euro, legate alla presenza di figli o di anziani nel nucleo famigliare, arrivando a un tetto di 800 euro in meno. Il costo stimato di queste misure è pari a 800 milioni di euro, e la copertura per questo minore introito sarà assicurata con la riduzione della spesa sul debito, che sarà pari a 3 miliardi già entro quest'anno". "L'Irap - prosegue - sarà dimezzata entro la fine della prossima legislatura nel 2018, per un totale di imposte in meno per 11 miliardi di euro in cinque anni, con particolare attenzione alle Pmi. L'intento è preciso: favorire le imprese e il lavoro. Per quanto riguarda l'Irpef, dal 2014 vogliamo ridurre il peso dell'imposta per quanto riguarda i redditi medio-bassi, grazie all'aumento delle detrazioni per i carichi familiari, per un totale di 15,5 miliardi di euro in meno entro la fine della legislatura".

BERSANI: "CONSIGLIABILE UN PO' DI MODESTIA". Dura la reazione del segretario Pd Pier Luigi Bersani: "Mi par di aver capito - dice - che la manovra non si fa se c'è lui. Un po' di modestia sarebbe consigliabile".

DAMIANO (PD): "PAROLE INTOLLERABILI". "E' intollerabile collegare le manovre economiche all'esito elettorale", rincara il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro dell Camera, Cesare Damiano. "Anche per noi - spiega - è una priorità alleggerire l'Imu e diminuire il costo del lavoro a tempo indeterminato, ci fa piacere che Monti si sia convertito a queste idee, sarebbe stato più semplice se le avesse accolte quando abbiamo presentato gli emendamenti alla sua ultima legge di stabilità. Non vorremmo - aggiunge - che, preso dalla foga della campagna elettorale, Mario Monti promettesse soltanto mari e monti".

GARAVAGLIA (LEGA): "PAROLE CHE FANNO SORRIDERE". "Che a parlare di un calo delle tasse sia proprio Mario Monti, ovvero colui che ha aumentato le imposte per 45 miliardi in un anno riuscendo a darli anche alle banche compresi i 4 miliardi al Montepaschi, farebbe sorridere se non fosse che proprio lui ha portato il Paese sull'orlo del baratro e al disastro economico", dice sul fronte opposto Massimo Garavaglia, responsabile economico della Lega.

BERGAMINI (PDL): "DA MONTI UNA MINACCIA". "Il nuovo stile che Mario Monti ha portato in politica? La minaccia", dice la deputata del Pdl, Deborah Bergamini. "Stamani, infatti - prosegue - il premier ci ha spiegato che un suo futuro governo abbasserà le tasse, mentre se ci sarà una maggioranza diversa dalla sua a guida dell'esecutivo, si potrebbe dover andare incontro ad una nuova manovra. Come dire: o la borsa, o il voto!".

CAMUSSO: "MONTI SI RICORDI DI ESSERE IL PREMIER". Osservazione praticamente uguale quella della segretaria Cgil Susanna Camusso: Mario Monti "benché dimissionario - scrive la numero uno di corso d'Italia - dovrebbe ricordarsi di essere il presidente del Consiglio" e "quindi dovrebbe rispondere su a che punto lascia i conti del Paese: non può sostenere che la manovra ci può essere o no a seconda di chi vince, anche perché appare un messaggio minaccioso agli elettori".

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