Monti: Non ci saranno altre manovre

Milano, 8 gen. (LaPresse) - "Non occorrono altre manovre ma altre operazioni di politica economica volte a far crescere l'economia. Bisogna ridurre le protezioni e i diversi modi in cui viene avvantaggiato chi è chiuso in una roccaforte a danno di chi è fuori". Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti intervenendo alla trasmissione 'Che tempo che fa' su Rai3, e ha chiarito: "L'operazione di consolidamento dei conti dello Stato che il governo ha proposto, che il Parlamento ha approvato e che gli italiani hanno accettato responsabilmente mette in sicurezza i conti pubblici, conseguendo l'obiettivo che il Governo precedente aveva accettato dall'Europa, cioè il pareggio bilancio nel 2013".

Quello di cui il Paese ha bisogno, ha continuato il premier, è una serie di provvedimenti per "disarmare le corporazioni, che danno un senso di sicurezza ma che nel lungo periodo fanno affondare l'Italia". E il governo tecnico, o "strano", come lo ha definito Monti, può permetterselo perché secondo quanto spiegato dal primo ministro non risponde ad interessi particolari di una classe politica. "Abbiamo chiari vincoli di tempo - ha proseguito - perchè l'Ue chiede che entro l'Eurogruppo del 23 gennaio a Bruxelles l'Italia presenti un primo pacchetto di decisioni sulle liberalizzazioni".

Monti ha parlato anche della Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che divide i Paesi europei: "Ho segnalato l'apertura del Governo italiano purché non si applichi solo all'Italia"; apertura concessa sia per motivi economici sia politici, per consolidare i rapporti con Francia e Germania. Compito del Governo sarà anche rassicurare Berlino sull'affidabilità dell'Italia e dimostrare alla cancelliera Angela Merkel "che anche la Germania trae benefici dal mercato unico".

Tra le misure che l'esecutivo potrebbe intraprendere nel prossimo futuro c'è poi la riforma della Rai, ma non la legge elettorale, tema 'troppo politico' per un governo tecnico. Parallelamente andranno avanti le trattative sull'articolo 18, che non deve essere un tabù, e i tentativi per "favorire la riconciliazione fra la classe politica e l'opinione pubblica". Sul suo futuro in politica nessuna risposta netta: "Per me, essere chiamato ad un ruolo così importante in un periodo di crisi, è stata un'occasione imprevista, di straordinario interesse sul piano umano. Ma - ha concluso il premier - vedo anche altri valori nella vita".

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