Monti: Italia deve farcela da sola

Roma, 20 lug. (LaPresse) - "Il contagio è in corso e non da oggi" ma l'Italia deve "farcela con le proprie forze o con gli aiuti di salvataggio dell'Europa" e "non deve essere tra coloro che devono tendere la mano". Lo afferma il premier Mario Monti nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha definito i criteri fondativi delle nuove Province e ha deciso di non accorpare le attuali festività. Il professore non nasconde la criticità della situazione, ma lancia un salvagente all'amor proprio italiano e spiega che "per la vitalità del Paese, per il senso di fiducia in noi stessi, per il rispetto di cui i cittadini godono sul piano internazionale fa molta differenza farcela con le proprie forze o con gli aiuti di salvataggio dell'Europa".

"Dobbiamo fare di tutto, come stiamo facendo, con grande senso di responsabilità da parte dei cittadini e le forze politiche per uscire dalle difficoltà con le nostre forze", sottolinea il premier che getta uno sguardo fuori da una metaforica finestra che si affaccia sulla Spagna e poi ritorna al Bel Paese: "C'è una tenuta del sistema sociale - dice - e mi auguro che quel senso di responsabilità che è finora prevalso anche nell'atteggiamento sociale e sindacale, a differenza di quello che stiamo vedendo in altri Paesi come la Spagna, mi auguro possa continuare per non aggravare una situazione complessa".

Data la complessità della situazione, il professore ci tiene a fare alcune precisazioni. "Visto che si è detto e scritto diversamente vorrei ribadire che non abbiamo nessuna intenzione di fare nuove manovre, siamo sulla via programmata per il conseguimento degli obiettivi di bilancio e non vi è l'esigenza di nuove manovre", spiega in avvio di conferenza Monti nel suo personale affondo a certa stampa, rea di esprimere a volte "fantasiose interpretazioni". Il premier attacca, principalmente per "rassicurare gli italiani", ma anche per togliersi più di un sassolino molesto dalle scarpe e inizia con "l'incontro che ho avuto l'altro giorno al Quirinale con il capo dello Stato", del quale, dice "è uno dei periodici incontri che abbiamo vicino agli appuntamenti internazionali" e nel quale "abbiamo parlato anche delle prospettive dell'attuale situazione politica ma non di emergenze finanziarie o di decreti d'agosto".

In merito alla "voce che gira" sul fatto che "come scrive un quotidiano, 'Monti e la Merkel vogliono la patrimoniale', beh io questa voce non l'ho sentita...", spiega a metà tra il divertito e il risentito. "La base indiziaria di questa asserita intenzione - chiarisce - è una proposta di un presidente di una sezione di ricerche economiche tedesche. Non rientra nelle intenzioni dei governo italiano". Monti prosegue nell'affondo, non dimenticando di lanciare una stoccata alla stampa vicina al precedente governo: "Ho letto su un quotidiano - dice - facendomi trasalire, che siamo condannati a 20 anni di Monti. Ho poi capito che si riferiva ai 20 anni di percorso del rientro per l'eccesso di debito. Non so se si tratta di una condanna, ma certo non di Monti, perché è contenuta nei 'six pack' negoziato nel 2011, quindi prima dell'entrata in funzione questo governo", e alla precisazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, che gli fa notare "scrivono ventennio, è più evocativo", il professore replica: "È più evocativo, ma sicuramente ci sono altri modi per lasciare una traccia durevole nella storia di un Paese".

Poi è il turno dello spread, fonte di preoccupazione e "delusione". Monti fa riferimento, senza nominarlo, a un articolo uscito questa mattina su un quotidiano e spiega che "rispetto ai 574 punti di novembre 2011, oggi siamo, credo, a 490 e quindi c'è una riduzione", anche se "certamente deludente perché me la sarei aspettata più rilevante". La crescita? Arriverà, assicura Monti "ma ci vorrà ancora tempo viste le previsioni che danno l'uscita dalla recessione e l'hanno collocata in una fase iniziale del 2013".

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