Mediaset, Consulta: Berlusconi non fu collaborativo verso tribunale

Roma, 1 lug. (LaPresse) - Depositate oggi le motivazioni con cui la Corte Costituzionale il 19 giugno scorso ha respinto il ricorso di Silvio Berlusconi contro il tribunale di Milano. Secondo il Cavaliere, era illegittimo il rifiuto del legittimo impedimento da parte dei giudici. "Il principio della leale collaborazione, cui deve 'rispondere' il potere del giudice di valutare in concreto il carattere assoluto dell'impedimento per concomitante esercizio di funzioni governative, ha natura 'bidirezionale'". E' questa una delle motivazioni della Consulta secondo la quale, infatti, la "leale collaborazione" deve arrivare da entrambe le parti. Dunque, "da un lato, il giudice deve definire il calendario delle udienze tenendo conto degli impegni del Presidente del Consiglio dei ministri riconducibili ad attribuzioni coessenziali alla funzione di governo e in concreto assolutamente indifferibili; dall'altro lato, il presidente del Consiglio dei ministri deve programmare i propri impegni tenendo conto, nel rispetto della funzione giurisdizionale, dell'interesse alla speditezza del processo che lo riguarda e riservando a tale scopo spazio adeguato nella propria agenda".

Per quanto il presiedere un Consiglio dei ministri possa essere un valido legittimo impedimento, è però "convocato dallo stesso Presidente; ciò segna una netta differenza rispetto ai casi in cui la possibilità di rinviare l'impegno dedotto sfugga interamente alla programmazione dell'imputato", spiega la Corte. Inoltre, è prevista dalla legge la possibile assenza del presidente durante il Consiglio dei ministri. Il premier può infatti essere sostituito dal vicepresidente: "Un'ipotesi che, nella XVI legislatura, si è verificata in oltre il dieci per cento delle riunioni".

Il ricorso di Silvio Berlusconi è stato rigettato anche "perché l'autorità giudiziaria ha esercitato il potere ad essa spettante ai sensi della disciplina del legittimo impedimento nel rispetto del principio di leale collaborazione, senza ledere prerogative costituzionali dell'organo di governo, che restano tutelate in ordine sia all'attività, sia all'organizzazione".

Il tribunale di Milano aveva già accettato il legittimo impedimento del premier due volte in tre mesi e mezzo. La prima volta per l'udienza del 16 novembre 2009, la seconda per l'udienza del 1 febbraio 2010. In entrambi i casi, il giudice ha accolto le richieste formulate dall'imputato titolare di carica governativa e ridefinito il calendario delle udienze, rinviando il processo alle date indicate dall'imputato (rispettivamente il 18 gennaio e il 1° marzo 2010). "Di fronte alla terza richiesta di rinvio - spiega la Consulta - presentata dall'imputato in prossimità dell'udienza del 1° marzo 2010 e, in questo caso, senza 'allegazioni' circa la non rinviabilità e la necessaria concomitanza dell'impegno e senza aver fornito una data alternativa, il Tribunale non ha riconosciuto il carattere assoluto dell'impedimento dedotto che, a differenza delle precedenti occasioni, risultava determinato da un atto dello stesso imputato". Nella terza occasione, quella in cui la richiesta è stata rifiutata, Berlusconi non ha fornito nuove possibili date per l'udienza nè "ha fornito alcuna indicazione circa la necessità di presiedere la riunione del Consiglio dei ministri senza ricorrere alla supplenza del vicepresidente del Consiglio o del ministro più anziano".

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