Martina risponde a Bagnasco: Il Governo lotta senza sosta contro il caporalato

Roma, 29 ago. (LaPresse) - "Il governo lotta senza sosta contro il caporalato, piaga inaccettabile che va definitivamente estirpata dai nostri territori e in particolare da alcuni settori del mondo agricolo. Le parole del Cardinal Bagnasco sono importanti e ci spronano ad avanzare nell'impegno. Siamo in campo con misure straordinarie senza precedenti per il mondo agricolo in particolare". Così in una nota il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, in merito alle parole del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, circa il fenomeno del caporalato. L'arcivescovo di Genova, parlando a margine delle celebrazioni al Santuario della Madonna della Guardia, ha sottolineato la necessità che "il nostro Paese prenda dei provvedimenti seri soprattutto verso i nuovi schiavisti".

"Da settimane - spiega il ministro Martina - abbiamo intensificato le azioni di controllo coordinato da parte di tutti i soggetti preposti, i cui esiti iniziano a essere evidenti, con particolare riguardo per alcune realtà del paese. Dal 1° settembre sarà operativa la 'Rete del lavoro agricolo' prima sperimentazione italiana di certificazione della qualità del lavoro e proprio la Cabina di regia della Rete è chiamata a gestire il Piano d'azione straordinario per la lotta quotidiana al caporalato oltre l'emergenza".

"Fra le misure più importanti - prosegue il titolare del ministero dell'Agricoltura - quella di aggredire per la prima volta i patrimoni delle imprese che si macchiano di questo reato introducendo la confisca così come per i reati di mafia e attiveremo strumenti di accompagnamento e sostegno verso i braccianti che denunciano i propri caporali". "Vincere questa battaglia - conclude Martina - è possibile con la collaborazione di tutti. Noi oggi abbiamo il dovere di organizzare una reazione consapevole all'altezza del problema, a difesa del lavoro e dell'impresa ma, soprattutto, a salvaguardia della vita di tante lavoratrici e tanti lavoratori che devono potere vivere con piena dignità la propria esistenza".

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