Marò, Monti: Motivo dimissioni Terzi si capirà, noi sempre limpidi

Roma, 27 mar. (LaPresse) - Mario Monti è intervenuto alla Camera a seguito delle dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi sul caso dei due marò che sono tornati in India. Il premier uscente, che ha assunto l'interim del dicastero della Farnesina, nel suo intervento a Montecitorio ha ripercorso le tappe successive del caso dei due militari accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Monti ha usato l'aggettivo "inconsuete" parlando delle dimissioni di Terzi. Traspaiono toni critici, allusioni esplicite e per nulla velate, nelle parole del presidente del Consiglio uscente Monti: "L'obiettivo" dell'ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata, "non era quello di modificare una decisione, alla quale aveva consapevolmente partecipato - dice Monti - ma era quello più esterno di conseguire altri risultati che nei prossimi tempi diventeranno più evidenti". "Io desidero dire una parola sulle dimissioni del ministro degli Esteri: sono rimasto stupefatto per ciò che il ministro (Terzi ndr) ha fatto e non ha fatto in connessione con le sue dimissioni" ha aggiunto Monti. "Consentitemi di respingere - ha detto poi il presidente del consiglio uscente - qualsiasi illazione su possibili scambi o accordi riservati. Le valutazioni sugli interessi economici non hanno condizionato l'obiettivo primario che era la tutela e la sicurezza dei nostri connazionali". "Il mio impegno e quello del governo sono stati assoluti", ha sottolineato il leader di Scelta civica nelle sue vesti di primo ministro, spiegando che "obiettivo del Governo è stato tentare di isolare questa vicenda dall'insieme complessivo dei rapporti con l'India e la nostra priorità è stata la sicurezza, l'incolumità e la dignità dei nostri due marò e di tutti gli italiani che si trovano in India". "All'avvocato" dei due marò italiani - ha riferito Monti -"ho detto: porterò il vostro caso in parlamento, perchè è l'organo più alto, ma anche il più durevole e lì sarà custodita memoria di quanto la Repubblica italiana vi è grata e si impegna ad assistervi in tutti i modi".

Sulla giustizia dell'India il presidente del Consiglio uscente e ministro degli Esteri ad interim, Mario Monti ha affermato: "La Corte suprema indiana, in maniera contraddittoria e senza adeguata motivazione, rivendicava la giurisdizione indiana anche nella zona". Monti poi ha voluto dire grazie al ministro della Difesa di Paola, che ha preso le distanze dalla scelta di dimettersi di Terzi, sottolineando che intende andare alla fine del suo incarico governativo e non intende abbandonare i due militari alla loro sorte: "Desidero manifestare tutta la mia gratitudine a ciascun membro di questo governo- ha detto Monti- a cominciare dal ministro Di Paola anche per le dichiarazioni che ha reso ieri in quest'aula". Oltre al discorso di Monti, c'è stato il duro botta e risposta in aula alla Camera tra il Pdl e il presidente del Consiglio Mario Monti, a Montecitorio per riferire sulla vicenda dei due militari italiani in custodia in India. "Questo Governo non vede l'ora di essere sollevato dall'incarico" dice il premier avviandosi alla conclusione del suo intervento. "Anche noi non vediamo l'ora" si sente allora gridare dai banchi Pdl. "Siamo venuti qui perché quelli di prima non ce la facevano" risponde allora Monti, scatenando le ire del capogruppo Pdl Renato Brunetta: "Si è candidato lei" ha ricordato al professore. "Che classe" ha ironizzato allora Ignazio La Russa. Duro anche Maurizio Lupi: "Questo è il Parlamento - grida - anche i moderati si incazzano". Monti nel frattempo si congeda. "A mai più" è la voce che si leva allora dai banchi Pdl. È Rocco Buttiglione, alla fine, a intervenire e a richiamare la presidente della Camera Laura Boldrini, regolamento alla mano: "Se da un deputato vengono mosse ingiurie - spiega - il presidente può richiamarlo per nome e, se continua, allontanarlo dall'Aula". Applausi da Pd e M5S.

Sia nelle contestazioni e nelle intemperanze che hanno accompagnato l'intervento di Monti, sia nei primi commenti al suo discorso, molti deputati - soprattutto del centrosinistra - hanno fatto esplicito riferimento a "dimissioni rassegnate con l'evidente intento di creare un caso politico clamoroso, legate alla possibilità di una futura candidatura elettorale in caso di in nuovo scioglimento ravvicinato della Camere". Ragionamenti che hanno trovato poi un'esplicita argomentazione nelle parole in aula dell'onorevole Enrico Letta che ha attaccato duramente l'ex ministro affermando: "Ha provocato macerie. Terzi avrà forse fatto passi in avanti verso il suo ingresso in Parlamento, ma ha fatto fare cento passi indietro al prestigio delle istituzioni".

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