Una manina sulla Sugar Tax. Salvini: "Non era sul tavolo, non si tassano i consumi"

Il leader del Carroccio disconosce l'emendamento alla manovra, approvato in commissione Finanze, proposto da una 5s e sottoscritto da alcuni leghisti

L'ombra della manina torna sull'esecutivo. Dopo aver modificato il testo sulla pace fiscale suscitando l'ira di Luigi Di Maio, pare sia comparsa anche in sede di manovra, in particolare sulle bibite zuccherate. Tra gli oltre 3.500 emendamenti alla legge di bilancio c'è la tassa, a firma dell'esponente 5S Carla Ruocco  (sottoscritta da alcuni deputati leghisti e approvata in commissione finanze), sul consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri aggiunti - come Fanta, Coca Coca e le altre bibite gassate - per coprire i costi dell'esenzione delle partite Iva fino a 100mila euro dal regime Irap. Ma nemmeno un giorno dopo la proposta della Sugar Tax, Matteo Salvini è sorpreso: "Non ne abbiamo parlato, l'ho letto sui giornali ma non al nostro tavolo".

"È una questione educativa ma non è un momento in cui tassare i consumi", taglia corto il leader del Carroccio, cercando forse di rassicurare chi aveva manifestato i primi malumori. Come Assobibe, che in Confindustria rappresenta i produttori di bevande analcoliche: "Questi prodotti sono già in sofferenza da anni. La ricetta del passato di tassare le imprese che generano valore e occupazione in Italia, non è immaginabile in questa fase così difficile". Inoltre "l'approccio che penalizza i consumatori con prezzi più alti, facilita una ulteriore contrazione con inevitabili riflessi su occupazione e investimenti, finisce per allontanare da una idea di crescita".

Ma all'interno dell'esecutivo c'è chi la Sugar Tax la dà per certa. Come il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti (Lega), che in un'intervista al quotidiano La Repubblica ha dichiarato di volerla usarla per finanziare l'università italiana e la ricerca: "La commissione Finanze mi ha spiegato che la tassa avrebbe un gettito sufficiente anche per coprire le nostre richieste".

Gli uomini del Carroccio hanno dunque sottoscritto un emendamento di cui il leader Salvini era all'oscuro e a cui è contrario. Un ministro leghista del governo giallo-verde utilizzerà il gettito proveniente da questa tassa per finanziare il suo settore. C'è poca comunicazione nell'esecutivo e nel partito o la manina ha agito ancora alle spalle di un vicepremier?

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