Manovra, prove di tregua Salvini-Di Maio. Pronto muro a difesa delle banche

Incontro vis-à-vis dei due vicepremier per confermare i punti chiave dell'asse Lega-M5s e dare un segno di ritrovata serenità

Barra dritta (al momento) sul deficit al 2,4% e attenzione massima allo stato delle banche. Senza dimenticare la morsa dello spread, che rischia proprio di avere conseguenze sugli istituti di credito e a cascata su imprese e famiglie. La manovra 2019 deve essere ancora presentata al Parlamento e rimane ovviamente al centro del tavolo di governo gialloverde. C'è ancora da limare qualcosa - come quota 100 per le pensioni - e forse per questo motivo i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno deciso di incontrarsi a Roma. Un colloquio face to face, dopo le bufera della manina del decreto fiscale, per confermare i punti chiave dell'asse Lega-M5S e dare un segno di ritrovata serenità. Il leader pentastellato conferma non a caso la "compattezza", con il contratto di governo "che resta la pietra angolare della nostra azione politica e attraverso cui realizzeremo quel cambiamento tanto atteso".

Parole in carta carbone con quelle dell'altro vicepremier, che subito dopo il rendez-vous parla di "sintonia per la crescita e il cambiamento del Paese, come prevede il contratto di governo". Il numero 1 del Carroccio ribadisce poi che nessuna banca "sarà in difficoltà". L'accenno non è banale, perché a Palazzo Chigi il dossier è ipermonitorato. Il sistema generale è considerato solido, ma nessuno può escludere un piano B, come direbbe il ministro agli Affari europei Paolo Savona. "Siamo convinti che un intervento non sia necessario e speriamo che la febbre passi presto. Ove fosse necessario intervenire, lo si farà e in fretta", avvisa però il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia. L'esponente leghista non lo dice apertamente, ma dopo gli stress test non è escluso qualche piano di aggregazione per i soggetti in difficoltà. Non si possono infatti ignorare i messaggi dei mercati, mentre anche Unimpresa spiega come "tra debito pubblico e prestiti ai privati, la bufera può avere effetti su oltre 3.650 miliardi di euro con ripercussioni sul motore del credito".

La parola d'ordine rimane però ottimismo, perché come ribadisce Garavaglia serve "aspettare che cada un po' di polvere e si ragioni in termini razionali. L'Italia è un paese più che solido ed è evidente a tutti, con la più grande manifattura, con un risparmio enorme nonostante la crisi dal 2008. I fondamentali sono, anche in prospettiva, solidissimi". L'idea di scendere al 2,1% di deficit è un'ipotesi al momento remotissima e c'è la convinzione che gli investitori possano calmarsi una volta comprese meglio le misure della legge di Bilancio. E se preoccupa la riforma pensioni, secondo indiscrezioni ci sono già tecnici al lavoro per 'addolcire' quota 100, modificando i coefficienti per chi lascia il mondo del lavoro prima dei 67 anni. Ecco allora che risulta quasi profetico il tweet pomeridiano di Salvini, che citando Paulo Coelho su Twitter scrive: "Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia". L'importante sarà tenere all'asciutto i conti correnti delle nostre banche.

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