Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria
Manovra, governo punta su privatizzazioni e chiede flessibilità per le emergenze

Entro la mezzanotte di lunedì è arrivata la risposta del ministro Tria alla Commissione europea

È arrivata entro la mezzanotte di lunedì, rispettando dunque i termini richiesti, la lettera di risposta del ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, alla Commissione europea, accompagnata dalla versione rivista del Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2019 approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri. L'Amministrazione del Tesoro ha anche inviato alla Commissione europea il Rapporto sui fattori rilevanti sull'andamento del debito pubblico, come richiesto con la lettera del 29 ottobre scorso.

Nel nuovo documento programmatico di bilancio, il governo chiede la flessibilità per eventi eccezionali legati all'emergenza maltempo e a quella per il ponte di Genova pari allo 0,2% del Pil. Scorporando tale flessibiità dunque il deficit calerebbe dal 2,4% al 2,2%. Anche i precedenti governi, con Pier Carlo Padoan alla guida del Mef, avevano fatto appello alle spese straordinarie per il terremoto e l'emergenza migranti nell'interlocuzione con Bruxelles sul deficit. Le risorse, si legge nella lettera, saranno destinate "a un piano straordinario di interventi tesi a contrastare il dissesto idrogeologico e per il solo 2019 anche a misure eccezionali volte alla messa in sicurezza della rete di collegamenti italiana".

Il piano dell'attuale governo prevede circa un miliardo di euro per la ricostruzione del ponte Morandi e la messa in sicurezza delle infrastrutture autostradali e circa 3,5 miliardi per affrontare il dissesto idrogeologico nelle regioni colpite dall'emergenza maltempo. Sul fronte entrate, il governo ha deciso di scommettere sulle privatizzazioni, "senza toccare i gioielli di famiglia" come ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio, con un piano che vale l'1% del Pil ovvero circa 18 miliardi di euro. "Tenuto conto di tali introiti e del loro impatto anche in termini di minori emissioni del debito, e quindi di maggiori interessi, la discesa del rapporto debito Pil sarebbe ancora più marcata, e pari a 0,3 punti quest'anno, 1,7 nel 2019, 1,9 nel 2020 e 1,4 nel 2021. Il rapporto scenderebbe dal 131,2 per cento del 2017 al 126 del 2021".

Per quanto riguarda il "per il 2019 sarà considerato un limite invalicabile", ha assicurato Tria, spiegando che "il governo conferma l'impegno a mantenere i saldi di finanza pubblica entro la misura indicata nel documento di programmazione spettando le autorizzazioni parlamentari", e "l'indebitamento netto sarà conseguentemente sottoposto a costante monitoraggio, verificando sia la coerenza del quadro macroeconomico" sia "l'andamento delle entrate e delle spese". "La normativa nazionale prevede una serie di presidi che obbligano il governo a riferire tempestivamente alle Camere qualora si determinino scostamenti rispetto agli obiettivi" indicati e autorizzati dal Parlamento, assegnando tra l'altro al ministro dell'Economia "il compito di assicurare il monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica" e "assumere tempestivamente, in caso di deviazione, le conseguenti iniziative correttive nel rispetto dei principi costituzionali". Come già annunciato nei giorni scorsi insomma "il governo ritiene che le ragioni già esposte mantengano tutta la loro validità, anche dopo aver attentamente valutato le argomentazioni contenute nel parere da voi trasmesso".

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