Manovra, dalla Camera ok alla fiducia con 327 sì, 228 no

Forza Italia indossa i 'gilet azzurri' in segno di protesta. Il Pd in piazza

Dopo una giornata all'insegna di risse, urla e insulti, la Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sulla Manovra. I sì sono 327 sì, i no 228 e c'è stato un astenuto. Ora si va avanti con l'esame degli ordini del giorno: si prosegue fino a mezzanotte e si riprende domenica alle 9 per il voto finale sul provvedimento.

 

Le proteste in aula. I deputati di Forza Italia, indossando delle pettorine blu, hanno inscenato una sorta di flash-mob in Transatlantico. Al grido di 'giù le mani dalle pensioni' si sono raggruppati per pochissimi minuti. Poco prima gli onorevoli hanno cercato di fare la stessa cosa in aula e il presidente della Camera, Roberto Fico, ha sospeso la seduta che ora è ripresa. "I gilet azzurri indossati dai nostri parlamentari - ha spiegato il leader Silvio Berlusconi in una nota - sono il simbolo di un'Italia che non vuole distruggere, ma ricominciare a costruire: un'Italia che dice basta tasse, giù le mani dalle pensioni, giù le mani dal volontariato, giù le mani dall'Italia che lavora e che produce! Gli stessi gilet azzurri a gennaio saranno nelle piazze di tutte le città italiane per continuare la mobilitazione contro il governo giallo-verde a fianco dell'altra Italia seria e lavoratrice che ancora una volta viene ingiustamente penalizzata". Il Pd alla Camera, durante la discussione della Manovra, torna a puntare il dito contro il presidente Roberto Fico e ad accusarlo di "imparzialità". In particolare sono intervenuti il deputato Emanuele Fiano e Roberto Giachetti, che hanno chiesto a Fico di prendere le distanze da alcune parole della deputata dei Cinque Stelle, Manzo. "Lei deve intervenire o noi riteniamo che lei non rappresenti più una garanzia per noi", ha detto Fiano. Fico ha replicato sottolineando che il suo ruolo è "imparziale e terzo".

 

Le proteste, però, erano iniziate in piazza. Il Pd ha infatti organizzato una manifestazione davanti a Montecitorio per dire no alla 'manovra contro il popolo'. "I cittadini in questa legge non sono rappresentati", spiega Emanuele Fiano, aggiungendo che "si è calpestata la democrazia parlamentare ed è un fatto grave, bisogna che il presidente Fico ricordi che è suo compito tutelare tutti, non solo alcuni".

"Oggi siamo in piazza per protestare contro il governo dei populisti, che nonostante le parole affama sempre di più i poveri e non crea sviluppo. Siamo per la piazza e non per le piazzate", rimarca il dem Stefano Pedica.
"Hanno penalizzato il mondo del lavoro, del volontariato e creato una frattura con l'Europa. Tutto questo si chiama regresso. Non è cambiamento. Il Pd deve spiegare questo con una presenza costante sul territorio", sottolinea Pedica.

Oltre al caso dell'Ires raddoppiata al no profit - su cui il governo promette un dietrofront -, il riferimento è anche all'aumento delle tasse, certificato dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Il presidente Pisauro ha spiegato infatti che nel 2019 "la pressione fiscale aumenterà di mezzo punto", passando dal 42% del 2018 al 42,4%. Il Pd, a questo proposito, si rifà anche all'approfondimento del Consiglio Nazionale dei dottori Commercialisti secondo il quale, nei prossimi trienni finiremo per pagare circa 13 miliardi di tasse in più. Lo studio somma le nuove tasse (12,4 miliardi e i condoni per 7,3 miliardi) e toglie le riduzioni fiscali (6,8 miliardi) arrivando, appunto, a 12,9 miliardi nei tre anni. Le imprese sembrano le più colpite con 2,4 miliardi da pagare in più. Di buono c'è la crescita (il doppio) della deducibilità dell'Imu sui capannoni e il il forfait (15%) sugli utili reinvestiti, ma viene cancellata l'Iri (2 miliardi) e non c'è traccia della famosa flat tax al 24% che si è ridotta alla sola misura del 15% per le partite Iva fino a 65mila euro (poche centinaia di migliaia di persone). Con gli aumenti di tassazione (direttamente o indirettamente) per auto (ecotassa), web company, gioco (eticamente corretta) e banche, i rischi che questi incrementi finiscano per essere pagati dagli utenti finali, sono alti.

Altro terreno di scontro è quello delle pensioni. Venerdì in diverse città italiane i pensionati hanno manifestato contro il blocco dell'adeguamento degli assegni, al grido di "non siamo il bancomat del governo". E anche se Conte ha parlato di una differenza irrisoria, "di qualche euro al mese", la protesta è destinata senza dubbio a continuare.

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