Manovra, falchi e colombe preparano il confronto dopo la bocciatura

Il governo italiano ha tre settimane per rispondere: Salvini e Di Maio vogliono andare avanti mentre Conte e Tria sono per la trattativa con Bruxelles. Anche Moscovici vuole andare avanti a discutere

Per Salvini la manovra "non si cambia" neanche di un millimetro, per Di Maio "si va avanti"  perché "la Storia non si scrive con i se"; per Conte ""Squadra Italia saprà dare all'Europa una grande risposta"; per Tria "il posto dell'Italia è nella Ue" e "continueremo il dialogo costruttivo con la Commissione". Diverse sfumature di manovra il giorno dopo la bocciatura della Commissione e davanti alla necessità di riscriverla in tutto in parte o di andare avanti imperterriti senza guardare in faccia nessuno. Se ne governo ci sono due schieramenti (non senza ulteriori piccole differenze) Tria e Conte si iscrivono a quello possibilista-trattativista mentre Salvini e Di Maio guidano quello per la linea dura che, allo stato, sembra prevalere. Sullo sfondo, anche la Ue appare divisa tra chi (come l'Austria) ha già detto che l'Italia va solo fermata e chi, come Moscovici, è disposto a trattare fino in fondo.

Giuseppe Conte - Il premier assicura tutti che il Governo farà la sua parte per far crescere le imprese italiane: "C'è un grande impegno in tal senso, come dimostrano anche le misure contenute nella manovra. Stiamo rimettendo in moto il cantiere Italia, rendendo più facile investire grazie alla semplificazione burocratica e più conveniente assumere grazie agli sgravi fiscali. Siamo sicuri che la "Squadra-Italia", governo-imprese-lavoratori, saprà dare al mondo e all'Europa una grande risposta".

Luigi Di Maio - A Di Maio, mentre questa mattina usciva da Montecitorio, è stato chiesto cosa accadrà e se ci saranno contromisure se lo spread dovesse salire oltre quota 400: "Noi andiamo avanti con la manovra - ha detto -  la storia non si scrive con i se". 

Giovanni Tria - "Nonostante le differenti valutazioni rispettive, continueremo nel dialogo costruttivo e leale con Bruxelles. Il posto dell'Italia è in Europa e nell'area euro come ha ancora una volta ribadito, sabato scorso, il premier Conte assieme a tutto il Consiglio dei ministri". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria in un'intervista concessa al condirettore di Famiglia Cristiana Luciano Regolo in edicola domani. "Chi sostiene che questo Governo voglia portare l'Italia fuori dell'Unione europea e dall'euro è fuori dalla realtà", ha aggiunto Tria, che ha smentito di aver mai minacciato le dimissioni. "La nostra", spiega il titolare di Via XX Settembre, "non è di sicuro una strategia espansiva temeraria che mette a rischio la tenuta dei conti pubblici. E nemmeno si basa su ipotesi avventate ma su prospettive reali che saranno generate dalle misure contenute nella manovra. Del resto, se perseverassimo nella stessa logica dell'ultimo decennio, continueremmo ad avere una crescita troppo bassa che in nessun caso farebbe uscire il sistema Paese dalla crisi in cui si dibatte da troppo tempo".

Matteo Salvini - Salvini, come spesso gli accade, è il pù diretto: "Ci stanno dicendo da Bruxelles che spendiamo troppo e i fenomeni del Pd qua mi dicono che spendo troppo poco. Si mettessero d'accordo fra loro. La manovra non la cambio e quei 400 milioni per le assunzioni straordinarie di 10 mila uomini delle forze dell'ordine io non li tocco".

Pierre Moscovici - Pierre Moscovici continua a essere convinto che il dialogo debba andare avanti: "Non temo alcun effetto contagio sui mercati, penso che sia importante in questo caso mantenere la calma, continuare il dialogo. È molto importante che prosegua il confronto tra il governo italiano e l'Ue, e non sarò io a interromperlo. Il dialogo costruttivo resterà la mia parola d'ordine e la mia porta è aperta", ha insistito Moscovici. "Dobbiamo trovare una soluzione comune perché l'Italia è un paese nel cuore della zona euro e, al contrario, non vedo l'Italia senza l'Europa", ha aggiunto, ricordando che "le regole non sono stupide e arbitrarie, sono fatte per ridurre il debito italiano che è del 130%. Ed è il popolo che paga alla fine".

 

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