Manovra, Di Maio: "Media fanno terrorismo". Giorgetti apre a modifiche, Salvini no

Il vicepremier picchia duro contro Pd e Forza Italia che "alimentano lo spread"

Terrorismo mediatico, sostenuto dalle opposizioni che non sanno più che pesci prendere. Luigi Di Maio picchia duro contro chi, Pd e Forza Italia, alimenta lo spread utilizzando i giornali di partito, con la speranza di mettere a tacere il governo giallo-verde e farlo tornare sui propri passi, modificando il 2,4 percento del rapporto defict/Pil che ha di fatto affossato la borsa italiana.

In un post, dal titolo 'I nemici dell'Italia' sul Blog delle Stelle il vicepremier, in quota pentastellata, attacca: "Tutti i giornali di partito hanno dichiarato guerra alla Manovra del Popolo perché fissa il deficit per il prossimo anno al 2,4%. Il Pd nel 2014 ha fissato il deficit al 3%, nel 2015 al 2,6%, nel 2016 al 2,5%, nel 2017 al 2,4% e l'anno scorso al 2%. Nessuno ha mai fiatato nonostante questo deficit non sia servito a nulla perché i governi del Pd non hanno fatto deficit per i cittadini, ma per i loro interessi e mancette elettorali". Secondo il capo politico del Movimento, i partiti che hanno governato fino a oggi hanno impiegato i soldi in "opere inutili mai realizzate: Air Force Renzi. 7 miliardi alle banche. Banca Etruria. F35. Pensioni d'oro. Superconsulenze. E così via". "E ora questi vogliono venire a dire a noi e a tutti gli italiani come bisogna spendere i soldi? Ma per piacere! 'cca nisciun è fesso!", replica il ministro.

Lo stesso premier Giuseppe Conte scende in campo dopo le polemiche e il monito lanciato dal presidente della Repubblica Mattarella, e non indietreggia di un millimetro: "La mia opinione è che i principi di equilibrio del bilancio e di sostenibilità del debito pubblico, a prescindere dal fatto che siano scritti nella Costituzione e nel Fiscal Compact, siano linee guida che qualunque governo responsabile deve tenere da conto". Questi principi, aggiunge,"non impongono, tuttavia, di rinunciare a esprimere una politica economica e di finanza pubblica interpretando i bisogni dei cittadini in base ai differenti cicli economici".

Insomma, non si torna indietro, anche se di altro avviso è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. "Nessuna forzatura dei conti pubblici - dice in una intervista a Repubblica - Sono sicuro che con il Quirinale ci sarà un dialogo e un'interlocuzione continua da parte del presidente Conte. Ma è anche giusto che il primo Def proietti quelle scelte innovative sulla prossima legge di bilancio. Dopo di che, se qualcosa non funzionerà, saremo pronti a intervenire anche prima della stesura definitiva della manovra e della sua approvazione. Ci è chiara l'esigenza della sostenibilità del debito, ma pensiamo che lo si possa sostenere solo se si creano più che in passato ricchezza e sviluppo".

Cauto e possibilista a correzioni Giorgetti, sicuro e deciso Matteo Salvini. Due uomini della Lega a Palazzo Chigi, anche se non sembra. "Noi ascoltiamo tutti però il Parlamento è sovrano c'è un governo che rappresenta la maggioranza assoluta degli italiani siamo convinti della bontà delle nostre scelte e andiamo fino in fondo", assicura il ministro dell'Interno. Poi la stoccata ai mercati: "Sono preoccupati e lo spread sale? Noi abbiamo fatto una manovra per crescita e sviluppo, è una reazione iniziale poi anche i signori dello spread si tranquillizzeranno...". Sui richiami alla Costituzione del Colle chiosa: "Noi rispettiamo tutte le Carte".

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