Contraccettivi gratis ai rifugiati, non c'è l'accordo con la Lega: dietrofront del M5S

L'annuncio del capogruppo alla Camera D'Uva. Il Pd attacca: "Il Movimento ha copiato il nostro emendamento"

Se sui rifiuti non si vede via d'uscita, il Movimento 5 Stelle scende a compromessi con l'alleato di governo sui contraccettivi gratis ai richiedenti asilo.
La proposta era stata portata dai pentastellati in un emendamento alla Manovra: garantire, a partire dal 2019, la gratuità dei contraccettivi (pillole e preservativi) per i ragazzi sotto i 26 anni, per i richiedenti asilo, per le donne che abbiano effettuato una interruzione di gravidanza nei 12 mesi precedenti e per chi è affetto da una malattia sessualmente trasmissibile.

La questione solleva un polverone con i dem, che ne rivendicano la paternità. Il Pd, che l'ha presentata in commissione Affari sociali, ha accusato i 5 Stelle di averla bocciata per poi riproporla come propria in commissione Bilancio.

L'emendamento attira l'attenzione anche della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che la definisce una "proposta shock" a cui "non era arrivata nemmeno Laura Boldrini": "Così oltre a vitto e alloggio, paghetta e Wi-Fi, gli italiani dovranno pagare pure i preservativi a chi si dichiara richiedente asilo, e che nell'85% dei casi risulta essere un clandestino", dice.

Dopo essere stato oggetto di discussione per un giorno e mezzo, l'emendamento viene ritirato dai grillini: "L'idea di fornire preservativi gratis anche ai migranti beneficiari di protezione internazionale o richiedenti asilo merita attenzione, ma per il momento è destinata a non avere riscontro", riferisce il capogruppo pentastellato alla Camera, Francesco D'Uva. È stato proposto, spiega, da alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle, che hanno "autonomamente preso una iniziativa importante". Sulla quale, però, l'accordo con la Lega non c'è.

Intanto la manovra italiana resta al centro dell'attenzione europea. Mentre procede il lavoro parlamentare, lunedì il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sarà all'Eurogruppo per continuare l'interlocuzione con Bruxelles. Il giudizio  sulle manovre finanziarie degli Stati membri arriverà a metà della prossima settimana, mercoledì 21 novembre. Il premier Conte ha pochi giorni per far rientrare una crisi annunciata e convincere l'Europa a non sanzionare l'Italia. È possibile che l'Italia venga esclusa dai fondi europei, erogati solo se il nostro Paese rispetterà le regole anche se Matteo Salvini si dice "convinto che l'Ue ci permetterà di fare quello che è il bene per gli italiani". Per il vicepremier leghista a differenza di quanto dice il ministro Paolo Savona, "non c'è niente di grave" nella situazione dei conti pubblici italiani e nelle attuali tensioni con l'Unione Europea. "Di procedure di infrazioni ne abbiamo 618, letterina più letterina meno", conclude.
 

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