Mafia, Renzi a Saviano: Cinque mosse per sconfiggerla

Roma, 2 mar. (LaPresse) - "So che tu", insieme a tutti quelli che si impegnano "per vincere la battaglia contro" le mafie, "vi aspettate che la lotta alla criminalità organizzata diventi per davvero la priorità del governo e delle Istituzioni. Questo impegno io lo assumo". E' quanto scrive il premier Matteo Renzi in una lunga lettera pubblicata oggi su Repubblica e indirizzata allo scrittore Roberto Saviano, nella quale presenta cinque azioni per combattere la piaga della mafia. "Il cuore delle organizzazioni criminali - dice Renzi - è negli affari che conducono", e per questo "dobbiamo smascherare e recidere" i legami della collusione. Sulla base del lavoro della commissione parlamentare d'inchiesta, spiega il presidente del Consiglio verranno elaborati "strumenti e contributi per rendere più incisiva la lotta alla criminalità organizzata".

"Una delle grandi risposte che il governo è in grado di dare", puntualizza Renzi è quella di "aggredire i patrimoni mafiosi" per "fronteggiare la crisi" anche attravero "una giustizia più veloce". Occorre poi, si legge nella lettera indirizzata a Saviano, "ripensare allo strumento della ceritificazione antimafia" con "sistemi di controllo che consentano di individuare la provenienza dei capitali illeciti". "E' urgente - prosegue il premier - porre il tema della riforma dell'Agenzia Nazionale Beni Confiscati che oggi è senza capacità di agire con immediatezza ed efficacia: una specie di "carrozzino" pubblico senza mordente, senza strumenti efficaci". Ma per "restituire ai cittadini quanto i clan hanno loro sottratto", ci deve essere "una moderna politica dell'antimafia", capace anche di "assicurare alle aziende confiscate agevolazioni fiscali e creditizie".

E, ancora, Renzi annuncia interventi sul tema dell'infiltrazione mafiosa negli enti locali e contro la corruzione, senza dimenticare le "vittime", troppo spesso lasciate con la sensazione "di essere stati lasciati soli dallo Stato dopo aver denunciato!". "C'è tanto lavoro da fare. Un lavoro fondamentale - conclude il premier - hai ragione Roberto. E io lo farò facendo mio il grido rivoluzionario di un parroco di provincia anche a te molto caro, Don Peppe Diana: 'per amore del mio popolo, non tacerò'".

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